Buona la terza. Donatella Di Rosa questa volta c’è. Dopo due tentativi di averla in aula andati a vuoto, la Corte d’assise che sta processando Roberto Zorzi per la fase esecutiva della strage di piazza della Loggia, si è accontentata di averla in collegamento da remoto dalla caserma dei carabinieri Santo Stefano di Roma.
La testimonianza
La teste è stata chiamata a testimoniare dal difensore dell’imputato. L’avv. Stefano Casali le ha chiesto del suo rapporto con Massimo Giraudo, il generale del Ros cui la procura ha affidato le indagini sul campo per ricostruire il viaggio della bomba esplosa il 28 maggio del 1974 in piazza Loggia.

In particolare ha voluto sapere delle modalità dei suoi interrogatori – a partire da eventuali forzature a dire – e del rapporto extra investigativo instaurato con lui. Donatella Di Rosa ha escluso innanzitutto di aver avuto una relazione sentimentale con l’investigatore, ma anche che Giraudo abbia cercato di forzarle risposte.
«Non ha mai cercato di farmi dire cose che non sapevo. Mi ha invitato a ricordare meglio alcuni aspetti. Ma anche dopo aver sollecitato con insistenza la mia memoria – ha detto Lady Golpe – non ho mai messo a verbale nulla che non corrispondeva ai miei ricordi».




