Cronaca

Strage, l’ex ordinovista Marchetti replica alle accuse tramite lettera

Secondo Stimamiglio avrebbe messo lui la bomba nel cestino di piazza Loggia il 28 maggio 1974: lui ha iniziato a rispondere alle domande. Qui la lettera integrale che ha inviato alla Corte d’Assise
Il cestino esploso in piazza della Loggia
Il cestino esploso in piazza della Loggia
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Ha deciso di parlare. Paolo Marchetti, l’ex ordinovista veronese accusato da Gianpaolo Stimamiglio della fase esecutiva della strage di piazza della Loggia, ha iniziato a rispondere alle domande di accusa e difesa nel corso del processo a carico di Roberto Zorzi.

Marchetti è collegato da remoto dal tribunale di Viterbo. La sua immagine è diffusa in aula attraverso i monitor, la sua voce però non arriva per motivi tecniche. Ragione per la quale, dopo poche risposte, che peraltro non ha sentito nessuno, l’udienza è stata subito sospesa. «Un conflitto tecnico», ha spiegato il presidente Spanò prima di sospendere l’udienza nella speranza di trovare una soluzione al problema alle trasmissioni. In attesa di conoscerlo dalla sua viva voce, le parti hanno potuto farsi un’idea del pensiero di Marchetti, grazie alla lettera che il 72enne ha inviato alla Corte d’assise non appena venuto a conoscenza delle accuse mosse nei suoi confronti da Stimamiglio e che pubblichiamo qui di seguito.

Marchetti in collegamento video - © www.giornaledibrescia.it
Marchetti in collegamento video - © www.giornaledibrescia.it

La lettera

«Ill.mo sig. Presidente, dott. Spanò, sono sempre Paolo Marchetti e mi preme farLe giungere questa breve anticipazione sui contenuti della mia testimonianza del 27 gennaio. Mi rendo perfettamente conto dell'irritualità di tale iniziativa, irritualità di cui mi scuso, ma forse potrà comprendere come il sottoscritto, in situazioni come questa, possa anche soprassedere a semplici dettagli formali di fronte all'infamante fiume di fango che gli è stato riversato addosso in questi ultimi giorni dall'interno dell'aula del Suo Tribunale, da una figura che ritengo inqualificabile (sotto tutti i punti vista) come Giampaolo Stimamiglio.
Nel corso della mia testimonianza del 27 gennaio smonterò, "pezzo per pezzo", le "fantasmagoriche accuse" a mio carico da parte dello Stimamiglio che si avvalgono di "presunte confessioni" da parte di persone defunte che non possono smentirle, come, del resto, è consolidata strategia operativa da parte del medesimo nella sua carriera di "testimone-accusatore". Oltre a questo, fornirò una serie di precisi dettagli sul fatto che non sia materialmente possibile che il Toffaloni fosse presente a Brescia la mattina del 28 maggio 1974.

Mi permetto anche di farLe osservare sin d'ora come sia "incredibile" e persino "surreale" che "zoccoli duri" dell'ordinovismo veronese, come Besutti e Bizzarri, potessero correre, come andassero da un "confessore", da una figura come Giampaolo Stimamiglio (che non è mai stato né un "ordinovista", né "nient'altro di "definito") per rivelargli fatti di simile portata umana e giudiziaria e come sia altrettanto "surreale" e "incredibile" che Marco Toffaloni, che conosceva benissimo che razza di persona fosse lo Stimamiglio, facesse la stessa cosa.
Ma la circostanza che ritengo ancora più "incredibile" e "surreale" è che una figura come Giampaolo Stimamiglio possa ancora ottenere credibilità presso inquirenti e magistrati di Procure e Tribunali. Avere una simile figura come "principale presupposto di base" al fine di raggiungere una Verità giudiziaria, ritengo, ripeto, che significhi inficiare, sin dall'inizio, quello che dovrebbe essere un "nobile intento" e tradire malamente la memoria delle vittime (e il dolore dei parenti) dei misfatti in questione.

Come sono certo emergerà senza ombra di dubbio dalla mia testimonianza del 27 gennaio, Giampaolo Stimamiglio (in comunanza strategica con certe equivoche figure istituzionali), che è solito adattare le sue "fantasmagorie" alle necessità del momento, ha fondamentalmente trasferito ad un ambito molto più ampio e moralmente intangibile, rancori personali, desideri di vendetta, invidie e, soprattutto, la grossolana necessità di ottenere nuovamente un appannaggio economico, visto che la sua vita è stata un "fallimento" (sia come "persona", sia come "collaboratore di giustizia"). Lo Stimamiglio non ha, insomma, avuto alcuna remora a servirsi, per meschini fini personali, di dolorosissime tragedie collettive nazionali come quelle di Piazza della Loggia (e non solo Piazza della Loggia).

Ill.mo sig. Presidente, ho sentito che nel corso di una delle ultime udienze Lei ha espressamente chiesto allo Stimamiglio perché avesse sinora taciuto sulle accuse di questi giorni. Il "supertestimone" le ha risposto che "lo aveva fatto per paura". Mi sembra che, da parte di un "ex collaboratore di giustizia", sia "troppo facile cavarsela cosi" di fronte ad una "omissività" di tale portata: omissività che, in buona parte, sovverte tutto un lungo ed elaborato impianto accusatorio sorto proprio dalle sue dichiarazioni e che priva di ogni credibilità la fonte accusatoria stessa. Perché lo Stimamiglio non ha allora "avuto paura" quando, tramite una campagna di libri e di stampa, architettata ad arte con il sostegno di qualcuno di influente, ha addossato, allo scrivente, al Toffaloni e ad altre persone la partecipazione, ad un certo ordine e grado, all'attività del gruppo Ludwig? Circostanza, questa, sulla quale è dovuto intervenire personalmente l'allora procuratore capo di Verona (dott. Papalia) per chiarire che le indagini svolte dagli inquirenti scaligeri erano state estremamente scrupolose (e non lasciavano quindi spazio ad ombra alcuna) nello stabilire che il suddetto gruppo Ludwig aveva agito in piena autonomia, senza supporto alcuno da parte di chicchessia. E perché, sempre lo Stimamiglio non ha "avuto paura" quando ha denunciato la responsabilità del Toffaloni per i fatti di Brescia? E perché adesso lo Stimamiglio non ha più paura? Infine, ci sarà ora anche a Brescia un "dott. Papalia" (come a Verona) che sappia ricondurre a "giusti" e "dovuti" parametri giuridici e giudiziari le cose?».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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