Cronaca

Strage di piazza Loggia: il processo a Zorzi non decolla

Mancano i giudici e il presidente della Corte d’assise smentisce l’arrivo dei rinforzi richiesti. Manlio Milani si sfoga: «Mattarella inascoltato»
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

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Il processo a Zorzi per la strage di piazza Loggia

Il processo a Roberto Zorzi, uno dei presunti esecutori materiali della Strage di piazza Loggia, non decolla e quando riuscirà a staccare le ruote dall’asfalto non volerà alla velocità di crociera che i più si sarebbero attesi vista la necessità, se non di stringere i tempi dell’accertamento di una verità giudiziaria attesa da cinquant’anni, se non altro di non dilatarli ulteriormente.

Emergenza continua

L’udienza di ieri, che avrebbe dovuto essere dedicata all’esame del generale del Ros Massimo Giraudo (l’investigatore che ha dedicato la vita alla strategia della tensione e che ha svolto le indagini sulla Strage di piazza della Loggia per la Procura di Brescia), è stata trasformata in terreno di confronto su altre questioni preliminari della difesa (tutte respinte) e nell’occasione per il presidente della Corte d’assise Roberto Spanò di denunciare il peggioramento della situazione, prendendo le distanze da comunicazioni estive del Tribunale che annunciavano i rinforzi chiesti dalla sua sezione per far fronte alla ingente mole di processi che deve affrontare per garantire una spedita celebrazione del dibattimento strage.

«Ho letto sui quotidiani che sarebbero stati assegnati alla sezione i magistrati richiesti. In realtà, a causa di mobilità interna e non solo, adesso – ha detto Spanò ieri in Tribunale – siamo in condizione numericamente peggiore di quella denunciata a febbraio. Ho scritto al presidente della Corte d’appello per rappresentargli la realtà. Che è tutt’altra».

Ergo per ora il processo non può permettersi più di un’udienza al mese e con tutta probabilità non riuscirà ad allinearsi a quello che si sta celebrando al tribunale dei minori a carico di Marco Toffaloni, l’altro presunto esecutore materiale della strage, neofascista veronese al pari di Zorzi, ma all’epoca della strage ancora minorenne.

La denuncia

«Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, lo scorso 28 maggio, in occasione del cinquantennale – evidenza il presidente dell’associazione dei famigliari delle vittime Manlio Milani – aveva detto della necessità di dare priorità a questo processo, di consentire un celere accertamento della verità processuale. Purtroppo per ora le sue parole sono rimaste lettera morta se è vero come lo è che più di sei mesi dopo i rinforzi richiesti al Csm non sono ancora arrivati e non sembrano nemmeno in dirittura d’arrivo».

Manlio Milani - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
Manlio Milani - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

In attesa di quella mano il presidente della Corte d’assise Roberto Spanò ieri ha fissato altre tre udienze da qui alla fine dell’anno e invitato il generale Giraudo a ripresentarsi in aula il prossimo 22 ottobre. Le altre due saranno il 26 novembre e il 16 dicembre.

Iniziato il 29 febbraio scorso, il processo riuscirà con tutta probabilità a mettersi alle spalle giusto le questioni preliminari e l’inquadramento storico-politico che ha fatto da sfondo alla bomba neofascista che uccise 8 persone e ne ferì altre 102. Ad allora saranno passati altri dieci mesi e sarà filtrato il sospetto, invero non nuovo, che la Strage di piazza della Loggia, lontano da Brescia, interessi poco per non dire nulla.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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