La storia della comunità di Erbusco raccontata da chi l’ha vissuta

«Erbusco. Memorie di comunità. Storie di vita sul filo della memoria», il libro che raccoglie le testimonianze dei cittadini per dare voce a chi non ce l’ha
Una foto d’epoca di villa Lechi a Erbusco
Una foto d’epoca di villa Lechi a Erbusco
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Costruire la storia di Erbusco attraverso i racconti di vita di chi l’ha attraversata nell’ultimo secolo. Alcuni anni fa l’associazione culturale «Cantori di Corte» si è impegnata in un progetto ambizioso e innovativo che si è poi tramutato nel libro «Erbusco. Memorie di comunità. Storie di vita sul filo della memoria».

Il progetto

Per alcuni mesi i cosiddetti «raccoglitori di storie» composti da membri dell’associazione stessa hanno raccolto casa per casa le testimonianze orali dei concittadini che c’erano o che avevano più di 80 anni. Ne è nata una storia autentica, vissuta, sentita costruita attraverso le testimonianze orali dei cittadini, che è stata restituita alla comunità nel corso di un incontro pubblico.

Quattro, in particolare, gli obiettivi del progetto: l’ascolto dei cosiddetti grandi narratori, ricchi di saperi, depositari delle memorie del passato, il riconoscimento delle esperienze di vita come radici in cui affondano presente e futuro, la raccolta di testimonianze e il dare voce a chi non ce l’ha.

Il messaggio

Fondamentale è stato il percorso di formazione ad hoc sulla metodologia della scrittura autobiografica teorizzata dalla Lua – Libera università dell’autobiografia – di Anghiari (Arezzo), attiva nel settore ormai da un quarto di secolo, sotto l’impulso di scrittori e pensatori come Duccio Demetrio e Saverio Tutino. Il libro che ne è scaturito include tutto questo.

Costruire la storia del nostro territorio attraverso le storie di vita di chi l’ha attraversato nell’ultimo secolo, ha un valore umano che trascende la mera curiosità intellettuale. I depositari delle memorie del passato, i «grandi vecchi», hanno saperi ed esperienze che vanno conosciuti, riconosciuti e valorizzati. «Laddove c’è storia c’è anche identità, si ritrovano i fili che tessono la continuità e la trama delle relazioni che sostengono il nostro tessuto sociale – si legge –. La riflessione sulle radici rappresenta un momento fondativo e rigenerativo che può dare una spinta positiva alla trasformazione delle persone, del gruppo, della vita del paese».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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