Garlasco, il parere di Stefano Nazzi e Gianluigi Nuzzi

L’autore del podcast «Indagini»: «L’unica cosa chiara è che con Stasi non c’è stata una prova certa». Il conduttore di «Quarto Grado»: «Lovati è un avvocato atipico, ma serve rispetto»
Stefano Nazzi e Gianluigi Nuzzi - © www.giornaledibrescia.it
Stefano Nazzi e Gianluigi Nuzzi - © www.giornaledibrescia.it
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Stefano Nazzi e Gianluigi Nuzzi sono due dei più grandi esperti di cronaca nera in Italia. Del caso di Garlasco hanno parlato rispettivamente nel podcast «Indagini» e nella trasmissione «Quarto Grado». Li abbiamo intervistati per avere un parere su una vicenda che sembra avere ancora molti lati nascosti.

Stefano Nazzi

Stefano Nazzi conosce bene i fatti di Garlasco, e non solo perché «fa il giornalista da tanti anni». La prima puntata del fortunatissimo podcast «Indagini» era dedicata proprio al delitto di Chiara Poggi. Ora, dopo tanti anni e con un piatto sempre più pieno, la sua impressione è che tutto sia sempre meno chiaro.

Il bailamme attorno a Garlasco è davvero imponente. Che ne sarà?

Difficile avere un’impressione chiara, ora. Sono state dette tante cose – per quanto riguarda il delitto – che alla fine bisognerà capire cosa resterà di tante ipotesi e castelli (il santuario, il sicario…). Ciò che mi pare abbastanza chiaro è che la nuova indagine su Sempio la Procura l’abbia avviata partendo dalle anomalie e irregolarità della Procura precedente. Dove porterà, non lo so. Per quanto riguarda Sempio, sarà fondamentale l’incidente probatorio: si deciderà ancora una volta sulle analisi scientifiche e sulla loro interpretazione: il Dna sarà utilizzato? Qual è il rischio di contaminazione? Tutto ruoterà attorno a questo. Gli altri elementi – quelli già conosciuti – sembrano ancora abbastanza fragili. Una cosa però resta, e l’ho sempre pensata: il processo ad Alberto Stasi a mio avviso non superò la prova del ragionevole dubbio. Era stato assolto in primo e secondo grado, e la prova certa contro di lui non c’è mai stata. Indipendentemente da come andrà a finire ora, ci troviamo con una persona in carcere e un’altra indagata. E non c’entrano nulla l’uno con l’altro.

In questo periodo è impossibile non parlare anche del modo in cui i media stanno trattando la riapertura del caso…

Ormai il racconto della cronaca è diventato un genere narrativo televisivo. Il fatto non è più il fatto, ma una serie a puntate in cui le persone coinvolte diventano personaggi. Basta vedere la presenza costante di avvocati e avvocate negli studi televisivi. Come spesso accade – e non solo a causa dei social – la cronaca si trasforma in spettacolo, e questo rende tutto più confuso, anche per chi cerca di seguire con serietà le indagini.

Affaire Venditti: che dice?

Un vero enigma. Gli appunti, di per sé, non dicono molto. Bisognerà vedere come agirà il tribunale e capire cosa abbiano davvero tra le mani pm e procuratore capo: non credo abbiano solo quello che abbiamo visto. Quello è il punto di partenza da cui hanno ricostruito la situazione.

Gianluigi Nuzzi

Ieri non è stata solo la giornata del riesame di Venditti, ma anche quella della revoca dell’incarico a Massimo Lovati da parte di Andrea Sempio. Tutta colpa delle dichiarazioni rilasciate a giornali e talk show e dei toni dell’avvocato, come quelli usati a «Quarto grado» qualche giorno fa. A intervistarlo, in quel caso, è stato Gianluigi Nuzzi, che abbiamo sentito ieri proprio qualche minuto prima che arrivasse la notizia.

Nuzzi, che ne pensa di Lovati, dopo che l’atmosfera in studio si è infiammata?

Lovati è una persona atipica nel panorama forense. Ha un modo di difendere il suo assistito molto particolare. Non credo che Sempio ne sia entusiasta (un eufemismo che ha trovato conferma pochi istanti dopo), ndr). Lovati ha le sue fragilità e sicuramente non le manda a dire. Ma la dialettica deve essere rispettosa, anche nei confronti del pubblico, cosa che non è avvenuta l’altro giorno in studio.

Riguardo a Venditti, che idea s’è fatto?

Non faccio previsioni: non è una partita. I giudici faranno le loro valutazioni. È in tutto e per tutto un momento delle indagini, vedremo se emergeranno novità.

Quanto sta influendo sul caso l’eco mediatica?

La verità è stata intossicata da elementi di disturbo portati avanti da chi non ha interesse per la giustizia nei confronti di Chiara Poggi, ma cerca solo visibilità mediatica a colpi di like e visualizzazioni, facendo un danno alla giustizia stessa. A Garlasco questo fenomeno è avvenuto in modo ancora più accentuato rispetto a Erba. Il diritto di cronaca non c’entra. Qui ci sono pirati dell’informazione, non giornalisti: con la bandana e i machete mediatici fanno a pezzi tutto ciò che incontrano. Non danno alcun contributo alla verità, ma inquinano i pozzi e delegittimano chi la giustizia la cerca. In primis i magistrati.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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