Cronaca

Stalking nei confronti dell’ex marito: avvocata condannata a Brescia

Pena di un anno e due mesi per una penalista pugliese, organizzatrice di convegni per donne vittime di atti persecutori. Dovrà frequentare un percorso per autori di violenza
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Stalking, condannata avvocata
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Lei che, indossando la toga, ha difeso i diritti delle donne vittime di stalking, ora deve fare i conti con una condanna. Proprio per atti persecutori. È il cortocircuito che emerge dalla sentenza emessa dal Tribunale di Brescia nei confronti di Maria Antonietta Labianca, avvocata 59enne del Foro di Bari. Che attualmente è sotto processo a Roma, sempre con l’accusa di stalking, nei confronti della criminologa Roberta Bruzzone, con la quale era amica prima di uno strappo a colpi di carte bollate.

In primo grado

La professionista è stata condannata in primo grado dalla giudice di Brescia Laura Del Rosario a un anno e due mesi di reclusione, con pena sospesa solo se parteciperà a un percorso riabilitativo per autori di violenza. Si tratta dell’epilogo giudiziario – seppur in primo grado – di una vicenda iniziata nel 2018 e sviluppatasi per anni, sulla sponda bresciana del Lago di Garda. Dove vive una coppia finita nel mirino dell’avvocata.

Secondo quanto ricostruito in aula, l’imputata avrebbe messo in atto una vera e propria escalation di comportamenti persecutori nei confronti dell’ex marito e della sua nuova compagna. Pedinamenti ripetuti, appostamenti sotto l’abitazione e nei pressi dei luoghi di lavoro, ma anche incursioni nella vita quotidiana, fino a episodi «di forte pressione psicologica».

Anche online

A questo si sarebbe aggiunta una sistematica attività diffamatoria online: attraverso i social network, sarebbero state diffuse accuse ritenute false e gravemente lesive, tra cui l’attribuzione di precedenti penali inesistenti alla nuova partner dell’uomo. La penalista pugliese Maria Antonietta Labianca aveva anche denunciato la coppia per calunnia e diffamazione, ma il gip di Brescia ha archiviato accogliendo la richiesta del pm che scrisse: «La donna lungi dall’essere vittima di condotte moleste e minacciose, ha attuato, nel corso degli ultimi tempi, innumerevoli condotte ingiuriose, moleste e talvolta minacciose, condotte sintomatiche dell’infondatezza della notizia di reato di cui si tratta».

Sarebbero stati al contrario i suoi comportamenti nei confronti dell’ex marito e della nuova compagna dell’uomo a «generare un perdurante stato d’ansia e paura», costringendo le vittime «a modificare le proprie abitudini di vita». Da qui la condanna con la sospensione della pena subordinata alla partecipazione dell’avvocatessa a «specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per atti persecutori e violenza».

«È una sentenza importante pronunciata – spiega l’avvocata Serena Gasperini, legale della coppia vittima in questa vicenda gardesana – in una fase storica in cui sembra che solo gli uomini commettano atti persecutori. Questa sentenza racconta anche l’altra faccia di un reato grave come lo stalking». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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