C’è qualcuno che si trasferirebbe a Irma? Non ci sono scuole e l’ambulatorio medico è aperto un’oretta a settimana, ma l’aria è buona, c’è una bella vista sul Guglielmo, si può passeggiare nel verde e il primo comune grande vicino non è poi così lontano. E a Incudine o Magasa? Qualcuno che lascerebbe Manerbio per Seniga? Guardando ai prossimi cinquant’anni ci sono numerosi paesi bresciani che devono interrogarsi su come attrarre nuovi residenti e, prima ancora, tenersi stretti quelli che hanno, per non «scomparire» dalla cartina geografica. Rimarranno con una manciata di abitanti? Si fonderanno con il borgo vicino? Diventeranno nuove mete di un turismo attento ed esperienziale? Chi può dirlo. Per ora l’unica cosa certa è che 32 sono ad alto rischio spopolamento (Lavenone, Saviore, Zone, Toscolano Maderno, Cigole...); un’altra trentina a rischio moderato (Corteno Golgi, Edolo, Lione, Gottolengo, Collio...) e tutti gli altri non sono a rischio.
Chi teme di più
È quanto emerge da un recente studio di PoliS-Lombardia basato su cinque indicatori: densità abitativa, tasso di crescita naturale, tasso migratorio totale (che dimostra l’attrattività di un comune), indice di vecchiaia e percentuale di popolazione in età attiva. In tutta la regione i paesi ad alto rischio sono 265 (il 18% del totale). La provincia che ne conta di più è quella di Pavia (sono 79, ossia il 43%), seguita da Cremona (con 31, ossia il 27%), Mantova e Sondrio (rispettivamente 16 e 19 comuni pari al 25%), Bergamo, Como e Brescia. Quest’ultima, la nostra, ha il 16% di comuni ad alto rischio spopolamento. Comuni che tra il 2002 e il 2023 hanno perso oltre 3.300 abitanti su un totale iniziale di poco più di 42mila.




