Cronaca

Soccorso in montagna, il medico: «Nei primi minuti si evitano danni»

Nei primi venti minuti dopo che una persona è stata travolta da una valanga l’autosoccorso può portare a ridurre o azzerare i danni
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

Al Tonale l'esercitazione di chi si occupa di soccorso in montagna © www.giornaledibrescia.it
Al Tonale l'esercitazione di chi si occupa di soccorso in montagna © www.giornaledibrescia.it

Nei primi venti minuti dopo che una persona è stata travolta da una valanga l’autosoccorso può portare a ridurre o azzerare i danni. Lo ha spiegato senza mezzi termini la dottoressa Serena Ruberti, medico dell’elisoccorso, nel ribadire l’importanza dell’attrezzatura e della preparazione di chi fa sport in montagna. «Partendo dalla gestione della sala operativa il tempo è fondamentale. Serve un rapido coordinamento degli enti che sono necessari. Immediatamente bisogna attivare l’elisoccorso ed è meglio che questi abbiano l’unità cinofila. Serve poi avere sul posto le squadre di terra del Soccorso Alpino e della Guardia di Finanza che l’elicottero può portare rapidamente in zona operativa».

Dal punto di vista sanitario «valanga significa rischio asfittico, trauma e ipotermia. Sono le tre situazioni in cui può trovarsi il travolto. Se si interviene velocemente, i primi possono essere anche gli amici presenti, il paziente viene recuperato cosciente e con i valori a posto, al massimo con traumi minori. Se passa più tempo, tra i 30 e i 60 minuti, si gioca la nostra partita. Con paziente asfittico, cioè schiacciato dal peso della neve, purtroppo le possibilità di sopravvivenza dopo tanto tempo sono più limitate».

In questo contesto, il medico «deve cercare di arrivare il più velocemente possibile alle vie respiratorie del paziente per capire se ha mantenuto attività e se le vie aeree sono ostruite. Successivamente si valutano i traumatismi e poi la temperatura corporea: nel paziente la mobilizzazione può favorire un ulteriore calo della temperatura, il meccanismo di ricircolo del sangue freddo che può portare anche ad un arresto cardiaco»

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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