Cronaca

Sicurezza sui bus: è polemica sull’uso del telefono contro le aggressioni

Il sindacato Faisa Cisal critica le modalità della sperimentazione lanciata da Arriva sui propri mezzi
Antonio Borrelli

Antonio Borrelli

Giornalista

Un intervento della Polizia - © www.giornaledibrescia.it
Un intervento della Polizia - © www.giornaledibrescia.it

Il nuovo scontro nel mondo del trasporto pubblico locale si consuma sul terreno dell’extraurbano e ruota intorno alla sicurezza a bordo dei mezzi.

A far saltare dal sedile i conducenti è la sperimentazione annunciata dalla società Arriva Italia da lunedì 8 giugno: su tutti gli autobus in servizio è stato infatti installato un sistema per segnalare alle forze dell’ordine eventuali aggressioni nei confronti degli autisti.

Come funziona

In caso di aggressione a bordo, il conducente potrà premere l’apposito pulsante collocato nella postazione di guida e mettersi in contatto al telefono con l’operatore della centrale emergenze. La gestione delle segnalazioni di emergenza e delle comunicazioni sarà affidata a una centrale operativa la cui gestione è stata esternalizzata alla società di vigilanza privata Securducale Vigilanza.

Perplessità

A sollevare le perplessità del sindacato Faisa Cisal è però l’utilizzo del telefono cellulare personale del conducente. In una nota l’organizzazione sindacale scrive che «la realizzazione del sistema di comunicazione tra l’autista e le forze dell’ordine deve avvenire con strumenti installati a onere e cura dell’azienda – e sotto la responsabilità dell’azienda – sui mezzi aziendali, e non già imponendo ai lavoratori l’utilizzo dei loro telefoni cellulari o di altri dispositivi privati: ciò anche perché l’autista potrebbe decidere liberamente di non portare con sé il telefono cellulare personale durante il turno, o di tenerlo in modalità "aereo", in modo da essere ancor più sicuro di evitare alla guida possibili distrazioni».

Effetto matrioska

Faisa Cisal dipinge poi un effetto matrioska di problemi legati alla sicurezza: «Il meccanismo ideato da Arriva contrasta inevitabilmente con le disposizioni del Codice della Strada, che vietano l’utilizzo del cellulare in qualunque momento di guida, e quindi anche durante le fermate: ciò significa che, qualora l’autista abbia premuto per errore il tasto emergenza, ma non si trovi in un posto idoneo a consentire la sosta del mezzo, si troverebbe a dover decidere se rispondere comunque, commettendo un grave illecito punito anche con sospensione della patente e ampia decurtazione di punti, o se non rispondere, così rischiando di subire una denuncia penale per procurato allarme».

La replica

Come a dire: si risolve un problema di sicurezza ma se ne crea un altro. In proposito l’azienda replica: «Arriva Italia prende atto con stupore del reclamo avanzato dal sindacato Faisa-Cisal, considerato che, nel corso del confronto sindacale, tutte le organizzazioni hanno formalmente condiviso l’avvio della procedura in via sperimentale, riconoscendone la natura temporanea. È stato concordato di avviare le necessarie valutazioni tecniche finalizzate a individuare soluzioni alternative che consentano di superare l’utilizzo del telefono cellulare personale dei conducenti».

Il test, della durata di otto giorni, si concluderà infatti il prossimo 15 giugno. Poi si traccerà una linea per analizzare criticità e valutare miglioramenti. Arriva si dice comunque «disponibile a proseguire il confronto, in ottica di assicurare sempre maggiore sicurezza ai propri dipendenti».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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