Cronaca

Marengoni di Areadocks: «In Italia norme di sicurezza severe per i locali»

L’amministratore delegato del locale di via Sangervasio: «Qui non si può sgarrare. Abbiamo regole ferree e ripetiamo i corsi sistematicamente a distanza di pochissimo tempo»
Alberto Marengoni è l'amministratore delegato di Areadocks - © www.giornaledibrescia.it
Alberto Marengoni è l'amministratore delegato di Areadocks - © www.giornaledibrescia.it
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La strage di Capodanno in Svizzera, nel locale la Constellation di Crans-Montana, ha colpito tutti. Quaranta vittime e oltre cento feriti: un bilancio drammatico. A quanto risulta dalle prime indagini, l'incendio è divampato nel locale a causa delle candele pirotecniche poste sopra le bottiglie di champagne, che hanno poi dato fuoco al soffitto. 

Come accade spesso in questi casi, adesso ci si interroga sulla sicurezza del locale. Sulle norme e sulle regole che dovrebbero essere rispettate e ci si chiede quali siano le condizioni dei locali in Italia. Ne abbiamo parlato con Alberto Marangoni, amministratore delegato di Areadocks e socio di Seconda Classe, due locali in centro a Brescia capaci di attirare centinaia di clienti ogni sera.

Marengoni, è rimasto colpito da quello che è successo in Svizzera? Che riflessione ha fatto?

Assolutamente sì. È una tragedia che non può lasciare indifferenti. Parliamo di quaranta persone, di quaranta ragazzi giovanissimi. Quando capitano cose di questo tipo è normale fare una riflessione, però devo dire che in Italia operiamo in un contesto completamente diverso. Le normative, non solo in merito alla sicurezza, ma anche al pubblico spettacolo e all’igiene, sono le più stringenti del pianeta. Se c’è una cosa che funziona in Italia sono proprio le normative per i locali. Per esempio, noi con Seconda Classe lavoriamo da trent’anni e non abbiamo mai avuto il minimo problema. Dobbiamo avere materiali ignifughi e affrontare corsi che ripetiamo sistematicamente a distanza di pochissimo tempo.

Quindi ci sono differenze abissali rispetto alla Svizzera?

Il locale di cui si parla non doveva sottostare a nessun tipo di normativa. Era un locale normalissimo e svolgeva un'attività che non poteva svolgere, quella di pubblico spettacolo. Non so come fosse possibile: in Italia non si può fare. Nei nostri locali a ogni centinaio di persone corrisponde un'uscita di sicurezza sul piano da 1,20 metri, i nostri materiali hanno 120 minuti di resistenza al fuoco: questo vuol dire che in due ore puoi mettere in sicurezza le persone. Oltretutto la licenza viene rilasciata solo dopo una relazione puntuale.

Anche perché al di là del business c’è la sicurezza delle persone…

Assolutamente sì. Questa è la prima cosa. C’è un’altra cosa che secondo me è importante sottolineare. In Svizzera si possono bere alcolici dopo i 16 anni, in Italia non si possono dare ai ragazzi prima dei 18 anni. Nei nostri locali addirittura non entrano se ne hanno meno di 25, ma questo è un altro discorso perché ogni locale ha la sua clientela. Sta di fatto che se i ragazzi molto giovani toccano l’alcol diventano ingestibili e quindi a quel punto si deve intervenire in maniera molto severa, altrimenti la situazione può sfuggire totalmente di mano.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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