Il suo volto non è certo nuovo. Facendo mente locale, la si è vista – spesso, di recente – in tv: eccola, ad esempio, su Canale 5 ad «Avanti un altro» o, ancora, nel paddock di eventi motoristici a intervistare piloti e meccanici per Sky e altre emittenti. Eppure in pochi sanno che è bresciana, di Monte Isola, sul lago d’Iseo: Elisa Mazzucchelli, come si definisce sui social, è «una montisolana tra Genova e Milano». E proprio la città della Madunina è stata ieri sera la sua destinazione, nonché la cornice di alcune polemiche che la riguardano più o meno indirettamente.
Sanato 5 settembre, infatti, il cantante Sfera Ebbasta si è presentato allo stadio San Siro per assistere al match di Serie A fra Inter e Napoli. Nulla di strano, se non fosse che per l’occasione era accompagnato, in uno «special box» a bordocampo, da dieci ragazze in elegante look total black. Fra loro, anche Elisa Mazzucchelli. Una trovata, quella del noto trapper, utilizzata come espediente – se così lo si può definire – per presentare al pubblico il lancio del suo attesissimo nuovo disco, del quale rimangono al momento ignoti sia la data di pubblicazione che il titolo.
Et voilà: in men che non si dica, attorno all’episodio – e tenuto fino all’ultimo sotto stretto riserbo tramite appositi accordi di riservatezza –, è nato immediatamente un tam-tam mediatico. Da una parte per individuare le generalità delle ragazze in questione, dall’altra per carpire eventuali indizi lasciati dal ragazzo cresciuto a Cinisello Balsamo – capace di collezionare milioni e milioni di streaming – sul suo futuro progetto discografico, ormai pronto a vedere la luce.
Le polemiche
Ma più che sui brani inediti, i commenti scatenatisi sulle piazze virtuali del web si sono concentrati sul «ruolo» delle dieci ragazze, chiamate a comporre quello che molti hanno definito un «harem», suscitando non poche polemiche.

Qualcuno, al riguardo, ha rispolverato alcuni testi dello stesso Sfera, nei quali le donne vengono apostrofate con espressioni tutt’altro che lusinghiere. Altri, sempre in chiave critica, hanno parlato della mossa di marketing come di un’autentica «mercificazione» del corpo femminile. Non manca poi chi, al contrario, punta il dito contro le giovani che si sono prestate al palcoscenico: «Potevano tranquillamente rifiutarsi».


