Cronaca

Scuola, in cento in piazza a Brescia contro riforma e salari bassi

Davanti alla prefettura la mobilitazione promossa da Usb Scuola Lombardia insieme alla Rete dei tecnici, Osa e Cambiare rotta. Contestati la riforma degli istituti tecnici, la «militarizzazione» il mancato adeguamento dei salari e i tagli agli organici
Marco Tedoldi

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La manifestazione Usb

Circa cento persone tra studenti, docenti e personale Ata hanno animato questa mattina piazza Paolo VI con bandiere, striscioni e slogan contro la «scuola azienda», nel presidio promosso da Usb Scuola Lombardia insieme alla Rete dei tecnici, Osa e Cambiare rotta. Una protesta che ha coinvolto anche Milano e Bergamo, e che ha acceso i riflettori sul futuro della scuola pubblica e sulle condizioni di chi la vive ogni giorno.

Un momento della manifestazione in piazza Paolo VI - © www.giornaledibrescia.it
Un momento della manifestazione in piazza Paolo VI - © www.giornaledibrescia.it

Dal presidio bresciano sono partite critiche dure alla riforma degli istituti tecnici, al tema della «militarizzazione» della scuola e agli stipendi del personale scolastico, giudicati sempre più inadeguati rispetto al costo della vita.

«Oggi siamo in piazza perché al centro dello sciopero ci sono tre questioni fondamentali» spiega Isacco Boldini di Usb. «La prima è la militarizzazione della scuola e la possibilità del ritorno della leva. Per questo, accanto ai sindacati della scuola, oggi ci sono anche gli studenti. La seconda questione è la riforma dei tecnici, una riforma calata dall’alto che costruisce un istituto tecnico sempre più simile a un professionale. È un processo più ampio di impoverimento della scuola pubblica e di aziendalizzazione degli studi superiori».

Stipendi e organici

Parole che si intrecciano con il terzo grande tema portato in piazza: quello dei salari. «I lavoratori della scuola in Italia guadagnano meno dei loro colleghi europei – prosegue Boldini –. Nel frattempo aumentano i prezzi della spesa, delle case, del carburante. È assurdo che gli stipendi restino fermi: in questo modo tanti lavoratori della scuola diventano di fatto lavoratori poveri».

Il presidio si è svolto davanti alla Prefettura, dove i manifestanti hanno chiesto che le proprie rivendicazioni vengano trasmesse al Governo. Tra le richieste avanzate ci sono il ritiro della riforma degli istituti tecnici e del decreto legislativo 62/2024, contestato perché, secondo i promotori, ridurrebbe l’inclusione degli studenti con disabilità provocando anche ulteriori tagli agli organici.

Nel mirino finiscono anche le politiche scolastiche degli ultimi anni. «Alla scuola pubblica servono investimenti veri – sostiene Usb –: più personale stabile, classi meno numerose, edifici adeguati e stipendi dignitosi». I manifestanti chiedono inoltre un cambio di impostazione culturale, criticando «linee guida sempre più orientate alle esigenze del mercato del lavoro piuttosto che alla crescita consapevole degli studenti».

La mobilitazione

Secondo Boldini, però, qualcosa starebbe cambiando anche sul fronte della partecipazione. «Veniamo da circa trent’anni in cui il mondo della scuola è rimasto fermo e ha subito attacchi profondi – afferma –. Nell’ultimo anno, però, abbiamo visto tanti docenti, lavoratori e studenti tornare a mobilitarsi».

«In tutta Italia – conclude Boldini – almeno una cinquantina di piazze si sono mobilitate. In tutte abbiamo chiesto incontri con i prefetti per far arrivare al Governo la voce dei lavoratori della scuola e degli studenti».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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