Cronaca

Scarichi nel torrente in Valsabbia, tre assoluzioni e una condanna

Assolti la Iro e due suoi amministratori dalle accuse di inquinamento e traffico illecito di rifiuti. Per i metalli pesanti nel Carfio condannato l’amministratore delle acciaierie dismesse Ilfo e Pasini
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

I carabinieri del Cfs lungo il torrente inquinato da idrossido di calcio
I carabinieri del Cfs lungo il torrente inquinato da idrossido di calcio

Si chiude con tre assoluzioni e una condanna (con pena sospesa) il processo sulle presunte contaminazioni del torrente Carfio. Il Tribunale ha assolto le Industrie riunite odolesi (Iro) e due suoi amministratori, Carlo Leali e Nicola Pasini, mentre ha condannato a un anno e mezzo – pena sospesa – Marco Pasini, rappresentante legale delle ormai dismesse Ilfo e Siderurgica Pasini.

La vicenda affonda le radici nel 2019. L’indagine dei Carabinieri forestali era partita nel febbraio di quell’anno, dall’analisi di uno spesso strato di fanghi biancastri sul letto del affluente del Chiese che scorre tra Odolo e Agnosine. Tracciando la possibile origine di quei sedimenti, le verifiche erano risalite alle tre acciaierie della zona. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, quell’inquinamento sarebbe stato provocato dal percolamento di piombo, zinco, cadmio e Pcb rilasciate da decine di migliaia di tonnellate di scorie accumulate sin dagli anni Ottanta in discariche distribuite su circa cinque ettari, non lontano dal torrente.

Le accuse alla Iro e la decisione del giudice

Per la pubblica accusa la Iro per anni aveva raccolto il percolato della discarica, lo miscelava ai liquidi di raffreddamento e poi lo scaricava nel Carfio, aggravandone l’inquinamento. Una ricostruzione respinta dai difensori degli imputati, gli avvocati Alessandro Stefana e Giorgio Zanelli per la Iro; Luigi Frattini e Gianluigi Bezzi per Carlo Leali e Nicola Pasini.

Stando alla linea difensiva le operazioni compiute, lungi dal potersi considerare traffico illecito di rifiuti, servivano alla depurazione delle scorie, per far sì che dall’impianto non uscisse nulla in grado di contaminare il torrente. In attesa delle motivazioni, per le quali si è riservato 90 giorni, il Tribunale sembra aver accolto questa versione.

Diversa la posizione di Marco Pasini. L’imprenditore, in qualità di presidente del Cda della Siderurgica Fratelli Pasini di Alessio e della Ilfo, è stato condannato ad un anno e mezzo per non aver impedito il percolamento nel Carfio di zinco, cadmio e piombo, oltre che di Pcb, dalla discarica di cui è proprietario.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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