Santi Faustino e Giovita: quest’anno la nuova ricognizione sui resti

Il tema è stato annunciato da mons. Giambattista Francesconi e trattato durante un convegno all’Università Cattolica: l’ultimo controllo risale a un secolo fa
L'urna che contiene le reliquie dei santi patroni Faustino e Giovita - © www.giornaledibrescia.it
L'urna che contiene le reliquie dei santi patroni Faustino e Giovita - © www.giornaledibrescia.it
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Il parroco mons. Giambattista Francesconi lo ha annunciato durante la presentazione delle iniziative collegate alla festa dei patroni Faustino e Giovita: l’ultima ricognizione sulle reliquie dei santi protettori della nostra città risale a oltre un secolo fa, «è tempo di metterne in campo una nuova» ha annunciato, confermando che avverrà quest’anno.

La ricognizione è una procedura finalizzata ad autenticare o, come nel caso dei patroni, a verificare lo stato di conservazione delle reliquie. Una pratica carica di significato, della quale si è parlato durante il recente convegno «Dare corpo al sacro» che si è svolo nei giorni scorsi all’Università Cattolica.

Scienza, divulgazione e sacro

«Un appuntamento al contempo scientifico e divulgativo sul legame tra corporeità e sacro, dove lo studio delle reliquie rivela come il resto mortale si trasfiguri in memoria viva. Le spoglie dei santi, intese come mediazione di salvezza e segni tangibili di santità, si offrono come strumenti di intercessione e protezione: un richiamo potente che interroga la fede dei devoti e sollecita il cuore degli increduli».

«La storia istituzionale della Chiesa, anche a livello diocesano e locale, si intreccia con il potenziamento dei culti santorali e martiriali per incrementare la devozione verso gli intercessori di Cristo, in vista dell’ottenimento fiducioso di grazie spirituali e materiali; in parallelo, come persistente ars condendi, si pone nel tempo la solennizzazione architettonica, artistica e manufatturiera degli ambienti sacri, proprio come degno tributo della loro sacralità». Così ha spiegato Simona Gavinelli, docente della Cattolica nel suo intervento «Vedere per credere. Breve storia delle ricognizioni dei corpi di Faustino e Giovita».

L’esposizione delle reliquie dei santi Faustino e Giovita nella chiesa a loro dedicata - © www.giornaledibrescia.it
L’esposizione delle reliquie dei santi Faustino e Giovita nella chiesa a loro dedicata - © www.giornaledibrescia.it

«Un itinerario ricorrente – ha proseguito –, che ovviamente si rifletteva sui promotori del culto dopo le antiche depositiones nelle translationes, con le aperture di tombe e avelli dove a volte i santi resti potevano moltiplicarsi, come sarebbe avvenuto in età moderna a Brescia presso la chiesa attuale di Sant’Angela Merici, già San Faustino ad Sanguinem, vicino al cimitero di San Latino ai bordi della città tardo-antica, dove sarebbe sorta la chiesa sul luogo della decollazione dei due fratelli-martiri secondo il racconto agiografico, e poi Santa Afra, dove i canonici protestavano la presenza di altri corpi dei due martiri Faustino e Giovita, tanto da sdoppiarli, anche con l’autorità dell’erudito locale Ottavio Rossi che nel Seicento trattò appunto come si vede dal disegno dei corpi da lui pubblicato con la recognitio del 7 febbraio 1623 addirittura con il cognome de Pregnacchis, come nella via adiacente alla casa del Rossi».

L’appuntamento è stato coordinato da Nicolangelo D’Acunto, direttore del Dipartimento di studi medievali, umanistici e rinascimentali della Cattolica. Oltre a Gavinelli, è intervenuta Simona Negruzzo. Diego Cancrini, Università Cattolica, si è invece occupato di «Episodi di furta sacra in territorio bresciano tra medioevo ed età moderna».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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