Sangue e arresti in Iran: cresce la repressione, ma la protesta dilaga

Il regime lancia la minaccia: «I rivoltosi rischiano il patibolo». Khamenei alza l'allerta. Il figlio dello scià invoca lo sciopero
Proteste a Teheran - Ansa © www.giornaledibrescia.it
Proteste a Teheran - Ansa © www.giornaledibrescia.it
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I fuochi al centro delle strade, i canti e gli slogan di «morte a Khamenei» e «lunga vita allo Scià». Nonostante il blackout di internet e un bilancio di decine di morti e migliaia di arresti, il popolo iraniano non si ferma. E torna in piazza per portare avanti una protesta giunta ormai al suo quattordicesimo giorno, che per numeri e portata non ha precedenti negli ultimi tre anni. Con qualche analista che inizia a parlare di «rivoluzione» - parola dal forte peso politico e simbolico nella Repubblica islamica nata proprio da una rivoluzione negli anni Settanta - come a sottolineare che «stavolta è diverso», rispetto alle scorse mobilitazioni.

Le minacce

Tanto che il regime ha deciso di alzare la posta minacciando la forca per tutti i rivoltosi in quanto nemici di Dio, mentre la Guida Suprema dell'Iran Ali Khamenei ha posto i pasdaran in uno stato di allerta persino più elevato di quello adottato per la guerra dei 12 giorni con Israele, a giugno 2025.

Misure che se da una parte fanno crescere il timore di una ancora più brutale repressione del dissenso, dall'altra infiammano le tensioni con l'Occidente e in particolare con Washington, da dove il presidente Donald Trump ha ribadito l'invito a «non iniziare a sparare» sui dimostranti, affermando che il suo Paese è «pronto ad aiutare» i manifestanti iraniani che «lottano per la libertà». «Gli Stati Uniti sostengono il coraggioso popolo iraniano», gli ha fatto eco il segretario di Stato Usa Marco Rubio, mentre anche l'Ue ha chiesto di fermare la repressione e la presidente dell'Eurocamera, Roberta Metsola, ha proposto di sanzionare il Corpo delle guardie della rivoluzione.

Virale la protesta delle iraniane - Ansa © www.giornaledibrescia.it
Virale la protesta delle iraniane - Ansa © www.giornaledibrescia.it

Ma intanto, dalla Repubblica islamica trapelano, seppure a fatica, le notizie sulle proteste e la repressione in tutto il Paese, da Tabriz a Teheran fino a Shiraz. Il blackout delle comunicazioni internet ormai va avanti da 48 ore. A raggiungere i cittadini sono solo gli sms della polizia che li invitano a non unirsi alle proteste o dare supporto ai dimostranti. Una censura e una propaganda che va di pari passo alle violenze che accompagnano le manifestazioni e la conseguente repressione delle autorità: secondo l'ong Human Rights Activists News Agency, l'ultima notte di proteste avrebbe portato ad almeno 65 il numero delle vittime delle proteste - tra cui 49 civili - mentre gli arresti sarebbero oltre 2.300. Un medico e un assistente sociale di due ospedali in Iran si sono messi in contatto con la Bbc denunciando che le loro strutture sono ormai «sopraffatte» dai feriti.

Le testimonianze parlano di caos nella capitale, con atti di violenza sia da parte dei manifestanti sia della polizia. Ad infiammare ulteriormente la crisi anche le notizie, non confermate, dell'arrivo di miliziani iracheni in Iran con lo scopo di sommarsi alle forze dell'ordine. Indiscrezioni che - stando a quanto riferito - hanno portato a un aumento delle aggressioni nei confronti della popolazione irachena.

Nuovi cortei

La tensione è alle stelle, e sembra non voler accennare a diminuire: si attendono infatti ulteriori mobilitazioni, spinte anche dagli appelli di Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo Scià di Persia, a sfruttare il momento per rovesciare il regime degli ayatollah. «Sono certo che, rendendo la nostra presenza in piazza più concentrata e interrompendo i canali finanziari, rovesceremo la Repubblica Islamica», ha affermato, prima di «invitare i lavoratori e gli impiegati dei settori chiave dell'economia ad avviare uno sciopero nazionale».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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