Sangalli: «Cento milioni per sanare le criticità»

«Per mettere in completa sicurezza la Valcamonica servirebbero circa cento milioni di euro». Parola di Gianbattista Sangalli, responsabile del Servizio Gestione del Territorio della Comunità montana camuna, che cristallizza lo stato di salute di un territorio tra i più fragili sul fronte idrogeologico. Negli ultimi decenni la valle è stata puntellata di importanti interventi strutturali, ma neppure questo è bastato per proteggere i centri abitati da frane, smottamenti e colate.
«Dopo l’alluvione della Valtellina nel 1987 – spiega Sangalli – in Valcamonica più che altrove in Lombardia sono state spese risorse in opere di contenimento. Questo consente di avere oggi una situazione abbastanza sotto controllo». Eppure le emergenze sono ancora tante: «Abbiamo problemi sull’Oglio con l’erosione degli argini e grossi rischi per i centri urbani travolti dalle alluvioni. C’è ancora molto da fare».

A Vione, ad esempio, c’è un dissesto importante in quota al torrente Vallaro, in Valsaviore gli allarmi sono legati alla bonifica dei versanti e bisogna mettere mano in tutta la Val Rabbia. «A Niardo, dopo i fatti del 2022, si sta intervenendo grazie a fondi per 35 milioni di euro, ma ne servono altri 40 per lavori ai torrenti Re e Cobello».
Manutenzione
Ma la Valcamonica è ancora più indietro sulla manutenzione. Vegetazione, scarti legnosi, arbusti. Tutto resta lì. E l’assenza di interventi di bonifica e pulizia spiega anche la presenza di tanto materiale nell’alveo. «La tempesta Vaia nel 2018 ha distrutto mille ettari di bosco – continua Sangalli –: negli anni successivi altri mille sono stati devastati dal Bostrico. La maggior parte di queste piante secche sono ancora lì e non contribuiscono alla buona tracimazione delle acque».
Vaia sembrava uno spartiacque degli interventi ad alta quota, come spiega Gionatan Bonomelli (presidente dell’Associazione consorzi forestali della Lombardia), ma poi qualcosa è cambiato: «Dopo Vaia si era assistito all’avvio di una politica regionale di programmazione degli interventi, ma da qualche tempo si è interrotto questo dialogo».

Il riferimento è al Programma di Sviluppo Rurale di Regione Lombardia, pubblicato con cadenza quadriennale. «Siamo già in ritardo di un anno sulla pubblicazione dei bandi, significa che nel 2025 i consorzi forestali arrancheranno e ciò avrà conseguenze anche sul personale e su possibili investimenti su nuovi mezzi». Infine l’appello: «Non possiamo trascurare questi tipi di interventi. Se di fronte abbiamo i segnali del cambiamento climatico possiamo intervenire solo mettendo sul piatto risorse economiche».
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