Un territorio sempre più fragile: nel Bresciano ci sono 150 «zone rosse» a rischio

Non c’è un’area più fragile, non c’è una valle più vulnerabile delle altre. «Di fronte ad eventi eccezionali e difficilmente prevedibili, è tutto il Bresciano ad essere a rischio». Parola di Giovanmaria Tognazzi, direttore del Settore Protezione Civile della Provincia.
Convivenza
L’alluvione di lunedì in Valsabbia ha riacceso i riflettori sugli allarmi congeniti del territorio tra rischio idrogeologico, allarme frane ed emergenza alluvioni. E anche se il piano di gestione - coordinato dal quartier generale del Broletto - ha funzionato bene e rapidamente, la convivenza con eventi atmosferici sempre più frequenti ed intensi disegnerà nuovi scenari ambientali.
E i pericoli delle alluvioni con i quali fare i conti, non da meno durante stagioni estive sempre più tropicali, sono disparati: «Nelle zone montane il pericolo si somma e aumenta con l’esposizione dei centri abitati (proprio come accaduto nell’agosto del 2022 a Niardo, Braone, Losine e Ceto ndr), invece nelle zone di pianura ci confrontiamo con il rischio di allagamenti o dell’esondazione dei grandi fiumi quando si rompono gli argini, i ponti o ancora quando i canali con i reticoli di drenaggio non riescono ad assorbire e a smaltire il grande flusso d’acqua».
Ma quali sono le zone rosse della provincia? Una mappa c’è, anzi più di una - redatte sulla base della tipologia di evento e di rischio annesso. Secondo il piano di emergenza provinciale della Protezione civile in provincia gli scenari di rischio - tra idrogeologico, idraulico e valanghe - sono circa 150.
E se i fenomeni franosi sono comuni soprattutto alla Valcamonica e alla Valsabbia, dal rischio di alluvioni non è esente la città col suo hinterland (Castel Mella, Rezzato, Roncadelle) né tanto meno la Bassa (Montichiari, Maberbio, Offlaga, Nuvolento). Il documento (una delle Bibbie del Broletto per intervenire sul territorio) risale al 2007 e presto subirà un necessario aggiornamento ma - assicurano gli addetti ai lavori - è ancora valido e attuale.
Dati
Secondo l’inventario dei fenomeni franosi in Italia (Inffi) stilato da Regione Lombardia, invece, dal 2000 ad oggi nel Bresciano si sono registrate ben 5.744 frane, per quasi 751 chilometri quadrati di aree coinvolte. È la provincia più devastata in Lombardia dopo Sondrio. A confermare la friabilità della terra che calpestiamo è stato, solo qualche mese fa, l'ordine dei Geologi della Lombardia - che ha accertato 31.012 aree in dissesto idrogeologico nel Bresciano.
Per Tognazzi, comunque, «il Bresciano è un territorio vulnerabile ma non ha particolari primati rispetto a quelli limitrofi. Nella nostra provincia certamente influisce la presenza di vaste aree montane e di ben tre laghi, ma riscontriamo possibili criticità anche nell’area collinare del capoluogo». E in effetti gli stessi geologi lombardi hanno lanciato un allarme che coinvolge tutta la regione: «Il 44% dei comuni lombardi presenta nel proprio territorio aree a rischio frane e alluvione».
Per il triennio 2023-2025 la Regione ha stanziato al Bresciano tre milioni di euro proprio per creare un muro al dissesto idrogeologico attraverso opere di mitigazione. A Cedegolo si interverrà con urgenza sul corso d'acqua Valle dei Frati, a Gargnano si bloccheranno i crolli in località Sinsegla, a Limone sul Garda verrà riqualificato il pennello supino, mentre consolidamenti e contenimenti sono previsti a Salò a Vione.
A questi interventi si aggiungono quelli previsti dalla stessa Provincia, che si occupa anche della manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere infrastrutturali. Ma solo il tempo dirà se tutto questo basterà a tenere tutti i fili della ragnatela che compone la provincia.
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