Il ciclo pittorico seicentesco del chiostro mediano dell’ex convento di San Giuseppe è pronto per essere nuovamente ammirato: è terminata l’operazione di restauro iniziata nel 2023, quando la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bergamo e Brescia aprì il cantiere pilota.
La proprietà
Il chiostro, sulle cui pareti si svolge il ciclo, è parzialmente di proprietà demaniale. La restante parte, invece, è di pertinenza della Parrocchia dei Santi Faustino e Giovita. Il progetto di restauro, dunque, è il frutto di una collaborazione tra la Soprintendenza e la Parrocchia.

Finanziata congiuntamente da fondi ministeriali e da un investimento parrocchiale, reso possibile dalla collaborazione con la Collezione Paolo VI e dal sostegno della Fondazione Cariplo e di Regione Lombardia nell’ambito del progetto «Un chiostro è il mio cuore», la spesa complessiva ammonta a circa 400mila euro.
Le pitture murali ripristinate raffigurano gli episodi salienti della vita di San Bernardino da Siena che, attorno al 1422, giunse a Brescia, dove le sue predicazioni conquistarono la popolazione. Ad accompagnarli, rappresentazioni di vari conventi dei francescani osservanti delle province lombarde, molti dei quali oggi non più esistenti.
Massima cura
Un intervento di recupero complesso che ha richiesto grande cura. «È stato un lavoro complicatissimo», ha commentato la Silvia Massari, responsabile dei lavori per la Soprintendenza, «la pulitura è stata ben calibrata per non danneggiare la pellicola pittorica».
Le pitture del ciclo, infatti, risultavano tremendamente deteriorate all’inizio dei lavori ed erano, inoltre, pesantemente offuscate dai residui di materiali lasciati dai due principali interventi di conservazione del passato, uno avvenuto nella metà degli anni Sessanta e l’altro nel 2002.

«Il restauro del secolo scorso operato da Mario Pescatori è stato quello che ha posto le maggiori criticità», ha spiegato la Massari. Mentre, infatti, la scelta di risanare i colori delle pitture dalle alterazioni causate dai colori a tempera impiegati negli anni Duemila è stata quasi inevitabile, gli interventi degli anni Sessanta hanno comportato decisioni difficili sul piano teorico. Quello di Pescatori, infatti, era stato un intervento ricostruttivo che aveva integrato pesantemente le figure del ciclo. «Eliminarle, però, sarebbe stata una mutilazione», ha convenuto Massari. Da qui la scelta di conservarle per salvaguardare anche l’unità d’insieme del ciclo.
Un traguardo importante e un successo tutto al femminile, dato che la squadra di restauro era composta esclusivamente da donne. Grande soddisfazione per Massari: «Riuscirci non era scontato».



