Salvadego: «Torno volontaria con il cuore colmo di riconoscenza»

Un lungo percorso di volontariato, responsabilità e passione per il servizio. Umberta Salvadego lascia la guida della Croce Bianca di Brescia. Volontaria dal 2012, entrata in consiglio l’anno successivo, era diventata presidente nel 2017 e riconfermata nel 2022.
Salvadego, perché non si è ricandidata per un terzo mandato?
Dopo otto anni intensi, che mi hanno coinvolta profondamente, è giusto così. Le associazioni vivono grazie alle persone che le animano e il ricambio è importante. Non si può correre il rischio di personalizzarle. Chiudo il mandato senza rimpianti e con il cuore colmo di riconoscenza per questa bellissima esperienza che mi ha personalmente arricchita.
Ora cosa farà?
Non me ne vado. Torno a fare la volontaria nel gruppo Cucine economiche della Croce Bianca. Rimango parte di questa realtà, al suo servizio, con lo stesso senso di appartenenza di sempre. Senza un incarico formale, ma con lo stesso orgoglio e la stessa passione.
Quali sono stati i risultati più importanti raggiunti durante la sua presidenza?
Abbiamo attraversato la pandemia riuscendo a proteggere i nostri volontari: era una preoccupazione che non mi faceva dormire la notte. Nel 2020 abbiamo introdotto, rendendola poi stabile, la figura del direttore: una scelta importante per un’associazione grande e complessa come la nostra, che conta 30 dipendenti e 815 volontari attivi e aveva bisogno di una guida amministrativa. Abbiamo inoltre modificato lo statuto, rendendo più agili alcune attività: oggi possiamo convocare i consigli a distanza e svolgere le elezioni online. Infine abbiamo posto le basi per rinnovare la sede di San Polo.
Durante il suo primo mandato avete affrontato l’emergenza Covid, che cosa ha significato per lei?
È stato il periodo più faticoso dal punto di vista psicologico. Passavo le giornate al telefono a cercare dispositivi di protezione e a riorganizzare i turni, tentando di lasciare a casa i volontari più anziani. Ma non era facile: «Io sono un soccorritore, devo stare qui», mi sono sentita rispondere tante volte. Nemmeno io, però, riuscivo a stare lontana. Chi scendeva dall’ambulanza dopo il turno aveva bisogno di parlare e io cercavo semplicemente di esserci.
Che cosa le ha insegnato quell’esperienza dal punto di vista umano e organizzativo?
Umanamente mi ha arricchito. In quei mesi ho avuto la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la Croce Bianca è fatta da persone generose, pronte a donare tempo ed energie agli altri. Una consapevolezza che ripaga ogni fatica. Ho imparato anche che non si può piacere a tutti: l’importante è fare ciò che è giusto per l’associazione, ascoltando sempre chi la vive.
La Croce Bianca, realtà con oltre 130 anni di storia, può contare su 815 volontari, quanto è importante il loro contributo?
È fondamentale. Dico sempre che sono la vera anima dell’associazione.
Oggi è più difficile reclutare volontari rispetto al passato?
Sì, perché oggi c’è più mobilità. Quando ai corsi si iscrivono soprattutto ragazzi di 18 o 20 anni temo sempre che possano lasciarci presto: studio e lavoro spesso li portano altrove e non è facile che tornino. Quando invece arrivano persone tra i 30 e i 40 anni, che hanno già raggiunto una certa stabilità, è più facile che restino e costruiscano un percorso duraturo nell’associazione.

Che cosa può spingere un giovane ad avvicinarsi alla Croce Bianca?
Spesso la sensibilità verso il volontariato nasce in famiglia: arrivano perché lo zio, il papà o qualcuno vicino a loro era volontario. Poi restano perché la soddisfazione di aiutare gli altri è impagabile. Può capitare di incontrare qualcuno che ti tratta male, ma sono molte di più le persone che ti guardano con gratitudine.
Che futuro vede per il volontariato in ambito sanitario?
Le regole più stringenti, in termini di preparazione richiesta, possono rappresentare un ostacolo. Noi cerchiamo di fare gruppo, creando occasioni per coltivare i rapporti: il senso di appartenenza è fondamentale.
Che idea si è fatta di Brescia in questi otto anni?
Brescia è una città generosa, e credo che dovremmo ricordarcelo più spesso. Ho sentito tanto affetto verso la Croce Bianca. Posso solo ringraziare l’associazione per l’opportunità che mi ha dato: sono stati anni impegnativi e intensi, ma anche molto belli.
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