Riforma del Tpl, «i fondi per Brescia non sono sufficienti»

È una riforma del trasporto pubblico locale che si appresta a rivoluzionare il comparto in tutta la Lombardia già nel corso di quest’anno. E non è ancora chiaro con quali effetti. Perché se lo stanziamento dei 106 milioni di euro per il sistema lombardo non è una novità (quei fondi erano già previsti nel quadriennio 2026-2029), la vera sorpresa è l’uscita della Regione stessa dalle Agenzie del Tpl, che dunque non saranno più società partecipate.
Una decisione, quella del Consiglio regionale, accolta con qualche riserva dai vertici dell’Agenzia di Brescia (e non solo), perché nel nuovo assetto dell’Ente non verrebbero più rappresentati molti Comuni bresciani minori e delle aree interne, proprio quelli che avrebbero bisogno di maggiore attenzione. I prossimi passi, d’altronde, sono imminenti: anche in via Marconi l’Agenzia dovrà recepire la legge modificando lo statuto e dando vita ad una nuova assemblea dei soci.
La norma
«La scelta della Regione non rappresenta un depotenziamento – aveva voluto precisare in Consiglio regionale il relatore Marco Bestetti – ma una mossa politica precisa per rafforzare le funzioni di programmazione e controllo. Nelle Agenzie, la Regione aveva appena il 10%».
Ma i dubbi restano. «Contestualmente approveremo delle linee guida interne che consentiranno la programmazione prevista dalla norma regionale per poter avere l’assenso della Regione», commenta il presidente dell’Agenzia del Tpl di Brescia Giancarlo Gentilini.
Le prospettive
Il 2026 come anno zero, dunque, e con l’orizzonte proiettato al 2029. Solo allora si potranno vedere gli effetti della riforma, anche se qualche indizio potrebbe arrivare prima. Il nuovo testo normativo – che revisiona la legge regionale 4 aprile 2012 – si propone l’obiettivo di rafforzare la governance del Tpl, di promuovere innovazione, integrazione e sostenibilità a favore dei cittadini e dei territori e di introdurre norme di tutela del personale nei passaggi di gestione e strumenti premiali e sanzionatori per garantire qualità e rispetto delle regole.
E per farlo si avvale di un fondo pari a 105,9 milioni di euro spalmato in quattro anni, volto principalmente alla riqualificazione delle fermate e dei nodi di interscambio. Di questi, 14,5 milioni finiranno a Brescia, pari al 13,7% del totale. Ancora una volta, una ripartizione al ribasso rispetto alle dimensioni e all’urbanizzazione della nostra provincia.
Gli altri fondi
Ci sono poi altri cinque milioni riservati alle zone svantaggiate che serviranno ad abbattere le disparità tra città e valli. In questo caso la fetta bresciana è più sostanziosa ed è pari al 20%. Un milione di euro andrà alle valli nostrane promuovendo una pianificazione di bacino attraverso le Comunità montane. Delle risorse per Brescia non vi è altra traccia. Il consigliere regionale Bestetti ha parlato di altri 67,8 milioni per i servizi integrativi ferro-gomma «che garantiranno collegamenti certi anche dove il treno non arriva», di 19,55 milioni per la bigliettazione digitale e di 8 milioni per l'informazione all’utenza. Ma al momento le ripartizioni non sono state chiarite.
Le reazioni
Di certo la legge è e sarà argomento di discussione. A definirla già «un’occasione persa» è stato anche il bresciano Emilio Del Bono, vicepresidente del Consiglio regionale in quota Pd, secondo il quale «la ritirata strategica di Regione Lombardia dalle Agenzie Tpl dimostra l’incapacità di gestire in modo efficace il sistema del trasporto pubblico locale e genera confusione gestionale». Al contrario, per l’assessore ai Trasporti e Mobilità Sostenibile Franco Lucente, «la modifica della legge consentirà una gestione più ragionata dei finanziamenti e un maggior peso specifico della Regione».
Il presidente dell’Agenzia

A spiccare, anche nel 2026, sono le risorse regionali riservate al trasporto pubblico locale di Brescia. Insufficienti rispetto alla complessità di un territorio di quasi un milione e mezzo di abitanti». A spiegarne l’origine è Giancarlo Gentilini, presidente dell’Agenzia del Tpl di Brescia: «È stata compiuta una divisione parametrica per provincia e non sulla base delle necessità. Così si spiega che anche province come Cremona e Mantova hanno ottenuto più fondi di Brescia».
Come accoglie la riforma?
«Da una parte è positivo che la Regione riassuma e rafforzi il suo potere di indicazione delle linee guida. Certo, c’è una strana disconnessione tra il potere di controllo e la gestione delle risorse. In ogni caso il legislatore fa scelte di assetto economiche e il braccio operativo non può far altro che utilizzarle al meglio».
Cosa succederà ora?
«Entro due mesi tutte le Agenzie dovranno modificare gli statuti recependo la legge, dopodiché verranno rinnovati gli organismi e in deroga sarà previsto un terzo mandato».
Come sarà il nuovo assetto dell’Agenzia del Tpl?
«È problematico immaginarlo: con l’uscita della Regione l’assemblea dei soci prevederà sicuramente la Provincia e il capoluogo in egual misura, ma i restanti enti locali saranno rappresentati soprattutto dai pochi Comuni regolatori. Tutti gli altri saranno di fatto esclusi, eccezion fatta per quei comuni che hanno richiesto di potenziare i servizi e che potranno essere ammessi».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
