Cronaca

Rientra in Italia a piedi dall’Albania, per il Tribunale non è reato

È stato assolto il 24enne espulso ad aprile: secondo i giudici si trovava in una situazione reale di rischio di vita
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Il tribunale di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
Il tribunale di Brescia - © www.giornaledibrescia.it

Per cinque anni non avrebbe potuto mettere piede in Italia. Perché espulso ad aprile – e riaccompagnato nel paese di origine in aereo – dopo essere stato trovato senza permesso di soggiorno a Perugia. Lui, 24enne di origini albanesi, però tornato a luglio. A piedi dall’Albania passando dall’Ungheria. E per i giudici non ha commesso alcun reato.

«Esiste una concreta e reale situazione di rischio per la vita o l'integrità fisica dell'imputato e la condotta di quest'ultimo, pertanto, può ritenersi giustificata dalla possibile esposizione ad una vendetta di sangue in Albania» scrive il tribunale di Brescia nelle motivazioni della sentenza di assoluzione nei confronti del giovane. Il 16 luglio scorso si era presentato in Questura avanzando richiesta di protezione internazionale, «ammettendo fin da subito di essere destinatario di un decreto di espulsione dal territorio italiano» si legge agli atti. E da questo punto inizia la valutazione dei giudici.

La valutazione dei giudici

«Sotto il profilo della materialità della contestazione, risulta accertato che egli abbia fatto rientro nel territorio nazionale prima della decorrenza di cinque anni dalla data del suo effettivo allontanamento dallo Stato e senza avere chiesto la preventiva autorizzazione al Ministero dell'Interno». Ma proprio la scelta del 24enne di presentarsi in Questura per – di fatto – autodenunciarsi dimostrerebbe per i giudici la buona fede.

«La situazione descritta dall'imputato in sede di interrogatorio di garanzia, la quale, sebbene non oggettivamente documentabile, è apparsa plausibile, anche alla luce della circostanza che il presente procedimento ha tratto origine, di fatto, dall'autodenuncia dello stesso straniero all'Autorità di Polizia, dapprima per mezzo del suo legale l’avvocato Stefano Afrune e, dopo, per l'essersi il medesimo presentato spontaneamente presso l'Ufficio Immigrazione della Questura di Brescia». L’uomo ha manifestato il timore di tornare a vivere nel paese di origini.

«È verosimile – si legge nelle motivazioni della sentenza – che egli, mosso dalla volontà di avanzare in Italia istanza di protezione internazionale, abbia violato il divieto di reingresso per fuggire alle persecuzioni di cui sarebbe potuto essere vittima nel proprio paese natio in applicazione del Codice di diritto consuetudinario albanese conosciuto con il nome di Kanun». Secondo il tribunale di Brescia – contrariamente a quanto chiesto dal pm ovvero una nuova espulsione – il 24enne albanese è stato spinto a tornare in Italia «dalla necessità di salvare se stesso dal pericolo attuale in Patria di un danno grave alla persona».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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