Relazione del Garante dei detenuti: negato l’accesso a Canton Mombello
Si è tenuta ieri pomeriggio a palazzo Loggia la Commissione consiliare Servizi alla persona. Ed è questa la prima notizia. La seduta in cui era prevista la relazione della professoressa Arianna Carminati, Garante per i diritti dei detenuti, era infatti programmata all’interno del Nerio Fischione di Canton Mombello ma in mattinata al Comune è arrivata la comunicazione da parte della direzione del carcere che il Dap, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, ha negato alla commissione l’ingresso nella struttura.
Una decisione, è stato spiegato dalla presidente della Commissione Beatrice Nardo, «presa a livello centrale sulla base di una circolare dello scorso novembre che impone una limitazione delle attività con accesso dall’esterno. Lo stesso è accaduto il 15 gennaio al Consiglio comunale di Modena».
Una scelta apparsa «illegittima dato che la circolare non è fonte di diritto» e che, al di là degli aspetti formali, per il presidente del Consiglio comunale Roberto Rossini «impedisce di far sentire alla comunità del carcere che è parte di una comunità più grande, quella della città» e che per l’assessore Marco Fenaroli coincide «con un periodo di riduzione degli spazi all’interno del carcere e di difficoltà per trovare un lavoro e una casa per quelli che escono».
Sul tema il consigliere di opposizione Massimiliano Battagliola ha ricordato «l’unità politica che ha sempre contraddistinto il lavoro su questi temi» e auspicato «un’azione comune per lavorare tutti insieme nella stessa direzione». Sia Fabrizio Benzoni di Azione che Gian Antonio Girelli del Pd hanno annunciato interrogazioni parlamentari sul tema.
La relazione
La parola è quindi passata alla garante Arianna Carminati, alla sua prima relazione da quando ha assunto l’incarico nel giugno dello scorso anno. Tra le molte criticità che ha messo in luce la prima è quella del sovraffollamento: «Al 31 dicembre avevamo 386 detenuti per 182 posti con un sovraffollamento del 212%. Il trend purtroppo è in crescita dato che oggi i detenuti sono saliti a 400».
Tra i temi di cui tenere conto «l’aumento delle persone detenute giovani, tra i 18 e i 20 anni, che hanno maggiore bisogno di un percorso di reinserimento, e quelle over 70 che invece non hanno prospettiva di reinserimento lavorativo e invece presentano problemi dal punto di vista sociale e della salute».
La proposta
Il punto centrale dell’intervento della garante è stata la richiesta di «istituire una figura di garante provinciale dei diritti delle persone detenute, non perché ci siano strutture fuori dal Comune capoluogo ma perché ci sono, in tutto il territorio provinciale, persone che sono sottoposte a misure o che stanno scontando le pene in modo alternativo. Un garante provinciale sarebbe un ottimo raccordo con gli enti locali che possono fare moltissimo in termini di presa in carico delle problematiche sociali, economiche e di salute che spesso hanno molte di queste persone».
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