Collio, Bordonali e la Lega: «Una sentenza che lascia sgomenti»
«Aspettiamo le motivazioni e decideremo se fare appello. C’è da valutare la corretta qualificazione giuridica del fatto», ha detto il procuratore capo di Brescia Francesco Prete commentando la condanna a 5 anni per atti sessuali con minore e non per violenza sessuale come chiesto dal pm, per il 29enne bengalese che in provincia di Brescia aveva avuto un rapporto con una bambina di 10 anni in un centro migranti. La minore rimase anche incinta.
La politica
Simona Bordonali, deputata della Lega Bresciana, si dice «veramente basita, per non dire di peggio, di fronte alla condanna a soli cinque anni inflitta a una persona responsabile di una violenza atroce e incommentabile ai danni di una bambina di appena dieci anni. Ho seguito questo caso fin dall’inizio, direttamente, e mi sono recata personalmente nel centro di accoglienza di Collio, una struttura che oggi fortunatamente non esiste più. Una chiusura che considero doverosa, dopo l’incapacità dimostrata dal gestore nel garantire sicurezza, controllo e tutela, elementi che sono parte integrante delle responsabilità di chi gestisce centri di questo tipo. Il loro funzionamento, e ciò che vi accade all’interno, dipende innanzitutto da chi li amministra».
Bordonali parla di «una sentenza che lascia sgomenti. Cinque anni di carcere per un reato che ha distrutto l’infanzia di una bambina, che la segnerà per il resto della vita, sono una risposta che appare drammaticamente inadeguata rispetto alla gravità dei fatti. Siamo di fronte a un gesto sbagliato, mostruoso, per il quale non esistono parole. Una bambina di dieci anni porterà per sempre le conseguenze di ciò che ha subito. Di fronte a simili orrori non può esserci né indifferenza, né rassegnazione. È dovere delle istituzioni interrogarsi seriamente sulla proporzionalità delle pene, sulla tutela reale dei minori e sul messaggio che sentenze di questo tipo rischiano di trasmettere. La giustizia deve essere non solo formale, ma anche credibile e all’altezza della sofferenza inflitta alle vittime più indifese».
Borghesi e Formentini
Come lei, anche il senatore valtrumplino leghista Stefano Borghesi e il deputato Paolo Formentini hanno commentato la notizia. «Il minimo della pena, peraltro per un reato che è stato addirittura riqualificato come minore rispetto alle richieste dell’accusa e con la vittima che non poteva essere consenziente, in virtù della sua età. Eppure, nonostante tutto ciò, la condanna è di soli cinque anni. Viene da chiedersi se questa è davvero giustizia, anche e soprattutto per rispetto della piccola che ha subito queste atrocità».
Lara Magoni (FdI)
«Una bambina di 10 anni violentata e poi rimasta incinta. Una violenza così disumana da togliere il fiato. E la magistratura decide di infliggere al colpevole appena cinque anni di carcere. La sentenza di Brescia lascia senza parole. Un’offesa al dolore della vittima e un colpo al cuore per chi crede davvero nella giustizia. Cinque anni, frutto di un rito abbreviato e della riqualificazione del reato. Ma di fronte allo stupro di una bambina, com’è possibile parlare di attenuanti? Com’è possibile ridurre tutto a una condanna simbolica, mentre quella piccola porta dentro di sé un trauma che durerà tutta la vita? Non possiamo accettarlo. Non possiamo tacere. Non è questa la giustizia che le famiglie italiane si aspettano. Serve una magistratura che tuteli le vittime, soprattutto quando sono bambini, e che tratti i colpevoli per quello che sono: criminali che hanno distrutto un’innocenza. A quella bambina dobbiamo una sola cosa: rispetto e giustizia vera. Senza sconti, senza scorciatoie». Queste le considerazioni, con profonda amarezza, dell’eurodeputata di Fratelli d’Italia Lara Magoni.
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