Quel voto solenne ai santi Faustino e Giovita per salvare Castenedolo

Elisa Cavagnini
Nel 1944 don Aldo Guerra supplicò i patroni: promise di realizzare l’oratorio Pio X
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Una storia che ritorna, una promessa fatta nel pieno della guerra e mantenuta negli anni della ricostruzione. È quella che lega l’oratorio Pio X ai santi Faustino e Giovita, in un intreccio di fede e memoria che affonda le radici nel 1944.

I bombardamenti della Seconda guerra mondiale imperversavano anche sul territorio bresciano. In quel contesto drammatico, il 15 febbraio di 82 anni fa, l’allora parroco don Aldo Guerra pronunciò un voto solenne affidandosi ai santi patroni per chiedere a Dio la salvezza di Castenedolo e dei suoi abitanti. Le parole, custodite negli archivi parrocchiali, sono chiare: «Se queste nostre suppliche verranno esaudite – scriveva il sacerdote – ci impegniamo a costruire nel dopoguerra, per l’educazione dei figli del popolo, un moderno oratorio maschile adeguato alle esigenze del paese, dove la gioventù cresca cristianamente, alla luce e sotto lo scudo della fede, salvaguardia sicura contro gli errori del tempo. Oltre dichiariamo che sarà celebrata ogni anno con solennità straordinaria la ricorrenza dei Ss. Martiri Faustino e Giovita».

Castenedolo fu risparmiata dalle bombe. Con la fine del conflitto arrivò il tempo di onorare la promessa. Il vecchio oratorio, in via Matteotti, dove più tardi avrebbe trovato spazio la sede delle Acli, non era più adeguato. Si scelse quindi, sempre nella stessa via, un nuovo edificio con un ampio cortile interno. Grazie all’impegno dei muratori volontari e alle offerte raccolte con sacrifici personali, nel 1951 fu inaugurato il nuovo oratorio Pio X, tuttora punto di riferimento per la comunità.

Il pagamento dell’opera si concluse nel 1956: solo allora il voto poté dirsi pienamente sciolto. Restava l’altra promessa, quella di celebrare ogni anno con particolare solennità i santi Faustino e Giovita. Un impegno che si rinnova anche il 15 febbraio di quest’anno, durante le celebrazioni religiose.

«L’oratorio – spiega il curato don Michele Rinaldi – era ed è ancora oggi un importante punto di riferimento della comunità, luogo di aggregazione, di incontro e di riflessione. Con lo stesso sentimento di un tempo, questo luogo possa rappresentare anche oggi una realtà imprescindibile dove vivere quotidianità e condivisione».

Una memoria che non è solo ricordo storico, ma testimonianza viva di una comunità capace di stringersi attorno a una promessa e di trasformarla in un segno concreto e duraturo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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