Si presenta come una grande isola subacquea estesa per un ettaro, che però a volte, in periodi di siccità, è quasi allo sfioro. Diventa, così, pericolosa per la navigazione nell’alto lago e crea problemi per il deflusso del fiume.
L’intervento
L’Autorità di bacino, dopo alcune settimane di preparazione e studio, ha avviato i lavori per l’estrazione e l’asportazione del materiale litoide – sabbia, ghiaia e sassi – stratificatosi alla foce del fiume Oglio, tra Costa Volpino e Pisogne. La società Bettoni 4.0 di Azzone, in Val di Scalve, ha cominciato l’estrazione e il conseguente recupero di 10mila metri cubi di materiale, con la previsione di terminare entro la fine di giugno. Il quantitativo di materiale litoide da asportare è stato concesso da Regione Lombardia.
L’intervento, atteso in particolare dai Comuni dell’alto lago, potrà prevenire sia il rischio idrogeologico che le difficoltà per la navigazione di linea e di natanti privati», ha confermato Alessio Rinaldi, presidente di Autorità di bacino. «L’estrazione di materiale dall’acqua è un processo molto complicato e sono stati ipotizzati almeno 100mila metri cubi di materiale presente – spiega Silvano Fusari, vice dell’ente –. La Regione ne ha autorizzati 10mila e quindi la speranza è che, grazie alla collaborazione, si possa procedere con la regimazione anche nei prossimi anni».
Il processo
I lavori vengono eseguiti da una «benna mordente» che estrae quattro metri cubi di materiale ogni dieci minuti. Il materiale viene poi suddiviso attraverso diversi processi meccanici in sabbia, ghiaia e sassi di piccole dimensioni e disposto sulla base galleggiante per l’asciugatura, al largo della località Pizzo di Costa Volpino. La società Bettoni 4.0 recupererà il materiale e per poi immetterlo sul mercato.



