Cronaca

L’Avis si fa giovane: i progetti di 200 studenti per essere «vicina»

Sei istituti superiori hanno presentato idee e studi. Il presidente Francesco Piovani: «Averli qui è una vittoria»
Barbara Fenotti
La presentazione dei lavori degli studenti per l'Avis © www.giornaledibrescia.it
La presentazione dei lavori degli studenti per l'Avis © www.giornaledibrescia.it

C’è chi ha lavorato su un gestionale per il magazzino sanitario, chi ha immaginato campagne di comunicazione capaci di parlare ai coetanei e chi ha indagato il rapporto tra donazione e comunità di origine straniera, dove il divario resta evidente: in provincia di Brescia la popolazione con radici straniere è numerosa, mentre tra i donatori la presenza si ferma attorno al 3%.

Percorsi diversi, affidati a oltre 200 studenti, ma un unico filo conduttore: rendere Avis più vicina, più comprensibile, più capace di dialogare con i giovani e con il territorio.

Hub della Conoscenza

Nella sede dell’Avis provinciale di Brescia si è tenuta la giornata di restituzione dei project work realizzati da sei istituti secondari del Bresciano, con la conduzione affidata al gruppo giovani dell’associazione e la presenza di Radio Bresciasette.

Il percorso nasce dentro l’Hub della Conoscenza, iniziativa promossa da Cassa Padana con il Politecnico di Milano e altri partner per mettere in relazione scuola, territorio, imprese e realtà sociali. Avis provinciale vi ha aderito nell’ottobre 2025, lanciando tre proposte: la costruzione di un gestionale per il magazzino sanitario, una campagna di comunicazione per i giovani e un’indagine socio-statistica sulla partecipazione alla donazione delle persone di origine straniera.

Quest’ultimo lavoro ha avuto anche una dimensione culturale: in classi multietniche gli studenti hanno potuto confrontarsi su come il dono del sangue venga percepito nei Paesi di origine delle famiglie e su quali ostacoli linguistici o sociali possano pesare. A fornire dati utili è stata la Provincia. È un tassello del grande progetto scuola di Avis sostenuto dalla «GdB Run» del 7 giugno.

Quali scuole

Hanno aderito il liceo classico Arnaldo di Brescia, il Capirola nelle sedi di Leno e Ghedi, il Pascal di Verolanuova, l’istituto Bonsignori di Remedello e il Cerebotani di Lonato. Si è aggiunto poi l’Its Machina Lonati.

Prima di progettare gli studenti hanno dovuto conoscere il mondo per cui stavano lavorando. Per questo Avis ha costruito un percorso scuola dedicato alla donazione, al volontariato e alla cultura del dono, coinvolgendo Admo e Aido. «Cosa ricava Avis da questo progetto? La consapevolezza di alcune cose che immaginavamo, ma che oggi possiamo leggere con maggiore prontezza», ha spiegato il presidente Francesco Piovani.

Tra gli elementi emersi, uno colpisce più degli altri: il 70% dei donatori si avvicina alla donazione perché in famiglia c’è già qualcuno che dona. Una spinta che spesso manca ai ragazzi di origine straniera, specie quando i genitori non possono donare o non conoscono il sistema italiano. Da qui la necessità di costruire nuovi percorsi. «Avere qui 200 ragazzi significa avere già vinto», ha aggiunto Piovani. Una trentina di loro sono pronti alla prima donazione, altri forse arriveranno più avanti. Tutti, però, potranno diventare moltiplicatori tra amici e coetanei.

Giuliano Noci, direttore dell’Hub della Conoscenza e prorettore del Politecnico, ha sottolineato il valore educativo dell’esperienza, capace di mettere gli studenti a confronto con bisogni concreti della comunità.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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