Prof accoltellata a Bergamo: «Desidero vedere crescere i miei studenti»

Le prime parole della 57enne ricoverata al Papa Giovanni affidate ad una lettera dettata dal letto d’ospedale. Nessun rancore verso chi ha compiuto un gesto che poteve «interrompere per sempre il mio cammino»
Prof accoltellata, dopo l'intervento il ricovero al Papa Giovanni XXIII - © www.giornaledibrescia.it
Prof accoltellata, dopo l'intervento il ricovero al Papa Giovanni XXIII - © www.giornaledibrescia.it
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«Non avrei mai pensato che un giorno avrei dovuto raccontare un dolore così grande, né che avrei attraversato una prova così profonda. Eppure eccomi qui, ancora viva. E questo lo devo a molti di voi. In un attimo, un gesto improvviso e incomprensibile ha spezzato la quotidianità della scuola, trasformando una mattina come tante in un incubo. Quelle coltellate sul mio collo e sul mio torace avrebbero potuto fermare il mio cammino per sempre. So che addirittura la scena è stata ripresa via cellulare, è stata drammatica quanto irreale. Io stessa fatico a ricordarla senza tremare».

Sono le parole di Chiara Mocchi, la docente 57enne prof accoltellata da un suo alunno di terza media, a Trescore, nel bergamasco. Ricoverata all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, tramite il suo avvocato Angelo Lino Murtas ha scritto una lettera aperta, pubblicata dall'edizione online del Corriere della Sera.

«Ma subito, attorno a me, si è mosso un mondo di coraggio e di umanità. Ai colleghi che sono intervenuti senza alcuna esitazione, rischiando personalmente per mettermi in salvo - prosegue la professoressa -: il vostro sangue freddo e la vostra forza hanno creato una barriera tra me e la morte. Agli studenti che hanno gridato aiuto, che hanno pianto, che si sono spaventati e hanno visto qualcosa che nessuno dovrebbe vedere a tredici anni: sappiate che non porto rabbia né paura nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti».

E ancora: «Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande».

 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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