Cronaca

Strage, il sopralluogo a Verona: «Qui veniva pianificata l'eversione»

Tre le ore impiegate dalla Corte per visitare i luoghi indicati dalla teste Ombretta Giacomazzi: dalla caserma dei carabinieri di Parona alla sede della Ftase.
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

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Strage, sopralluogo a Verona

Tre ore per farsi un’idea, per dotare il racconto anche di immagini. Tre ore per toccare con mano, osservare e sentire. Tanto è durato il sopralluogo a Verona della Corte d’assise che sta processando Roberto Zorzi per la fase esecutiva della strage di piazza Loggia.

Il presidente Roberto Spanò, il giudice a latere Mauroernesto Macca e i giudici popolari, scortati dai pm Caty Bressanelli e Silvio Bonfigli, ma anche dagli avvocati di parte civile e da Manlio Milani, sono stati alla caserma dei carabinieri di Parona, alla sede del SID di via Montanari e a palazzo Carli, sede all’epoca della Ftase e oggi del Comando delle Forze terrestri dell’Esercito.
Di questi luoghi ha parlato nel periodo della sua prolifica collaborazione con gli inquirenti Ombretta Giacomazzi: testimone che nel 1974 per l’accusa assistette agli sviluppi che portarono all’attentato del 28 maggio 1974 da posizione illuminante.

Il sopralluogo della Corte a Verona © www.giornaledibrescia.it
Il sopralluogo della Corte a Verona © www.giornaledibrescia.it

Il racconto di Ombretta Giacomazzi

L’allora fidanzata di Silvio Ferrari agli inquirenti disse di essere stata più volte a Parona e a palazzo Carli, proprio davanti a Castelvecchio in centro a Verona, e di averlo fatto proprio con il giovane neofascista bresciano saltato in aria nove giorni prima della strage in piazza Mercato.

Disse che al loro interno Ferrari si incontrava con il cap. Delfino, con Marco Toffaloni (l’allora neofascista veronese condannato a trent’anni per aver messo la bomba in piazza) e con altri carabinieri e uomini dei servizi deviati. Che in quelle sedi furono decisi attentati destinati ad alimentare la strategia della tensione e che di quegli appuntamenti segreti e vietati Silvio Ferrari aveva custodito e le aveva affidato delle fotografie, mai più rintracciate. Giacomazzi ha detto di esserci stata pochi mesi prima della strage e lo ha detto nella fase più recente del suo lungo rapporto con le indagini sulla strage. Ha descritto i luoghi, rivissuto i momenti in cui li ha frequentati, ma anche i viaggi e i mezzi utilizzati per raggiungerli.

Parlando di Parona, ad esempio, ha riferito di un accesso posteriore alla caserma e di una stanza nel sottoscala, nella quale avvenivano gli incontri tra neofascisti e uomini dei servizi deviati. Ha detto di ricordare che quella sala prendeva luce da finestrelle particolarmente basse, e che proprio da quelle finestrelle erano state scattate le foto poi finite in mano a Ferrari.

Palazzo Carli

Palazzo Carli, sede all’epoca della Ftase © www.giornaledibrescia.it
Palazzo Carli, sede all’epoca della Ftase © www.giornaledibrescia.it

Con riferimento a palazzo Carli, Giacomazzi ha fatto mettere a verbale il ricordo di un ingresso laterale con una sbarra, di una fontana monumentale e una porticina che dava accesso ad una scala e ad un ascensore con i quali si potevano raggiungere gli uffici degli ufficiali americani all’epoca in servizio alla Ftase.

Al netto di discrepanze che potrebbero fare la differenza e che saranno ulteriormente indagate, il sopralluogo ha senza dubbio fornito riscontro al racconto di Giacomazzi, tanto con riferimento a Parona, al suo accesso posteriore, alla stanza nel seminterrato e alle finestrelle basse, quanto con riferimento a palazzo Carli, alla sua corte esterna, alla sua fontana monumentale, ma soprattutto alla scala che porta ai piani dove militari americani e italiani e neofascisti veronesi e bresciani si sarebbero incontrati fino a poche settimane prima della strage.

La difesa di Zorzi

Che questi riscontri bastino a fornire una patente di attendibilità alla testimone che attribuisce a Roberto Zorzi la paternità della fase esecutiva della strage starà ai giudici stabilirlo. Per il
difensore dell’imputato, l’avvocato Stefano Casali, il sopralluogo di sicuro non permette di considerare la teste attendibile. «Quello che abbiamo visto confuta di molto il suo racconto» ha detto il legale lasciando palazzo Carli.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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