Cronaca

A pranzo in carcere 60 capi scout: «Ricevuto più di quanto donato»

I capi della zona Brescia a Canton Mombello. Tavolate in ogni sezione, musica in rotonda
I 60 capi scout della zona di Brescia che hanno cucinato per chi vive e lavora a Canton Mombello © www.giornaledibrescia.it
I 60 capi scout della zona di Brescia che hanno cucinato per chi vive e lavora a Canton Mombello © www.giornaledibrescia.it
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Uscire dal carcere arricchiti. Entusiasti anche se emotivamente provati. È quello che è accaduto ieri pomeriggio ai circa 60 capi scout dei gruppi della zona Brescia che hanno risposto alla richiesta di servizio, uno dei pilastri della loro attività, arrivata dall’interno del carcere per organizzare un pranzo di condivisione con i detenuti di Canton Mombello, una tavolata davanti alle celle in ogni sezione.

La preparazione

Nei giorni scorsi i responsabili di zona hanno incontrato la direzione del carcere per mettere a punto tutti gli aspetti tecnici e logistici, tra disponibilità dei capi scout e necessità, prima di tutto di sicurezza, della struttura della Polizia penitenziaria che ne ha la responsabilità.

Sabato pomeriggio, nelle cucine messe a disposizione da quattro diverse parrocchie, i capi hanno cucinato i circa 500 pasti che sarebbero serviti ieri per i 380 detenuti, gli agenti in servizio, gli educatori e ovviamente loro stessi. Un menù semplice ma gustoso, attento alle diverse esigenze culturali e religiose ma anche facile da trasportare. Un gruppo ha anche pensato alla musica con le chitarre.

Ieri mattina alle 10 poi i capi scout si sono presentati al portone su via Spalto San Marco. Il gruppo di musicisti si è insediato con gli strumenti nella rotonda mentre in ogni sezione veniva allestita una tavolata.

Il pranzo

Alcuni capi scout durante la preparazione del pranzo © www.giornaledibrescia.it
Alcuni capi scout durante la preparazione del pranzo © www.giornaledibrescia.it

Sono bastati i sorrisi e gli occhi lucidi all’uscita per capire che l’esperienza è stata un successo. Don Stefano Fontana, cappellano del carcere, era con loro: «Questi ragazzi ancora non si rendono conto di quello che hanno fatto. Abbiamo creato un ponte tra le comunità fuori e quelle dentro, una comunione tra l’umanità fuori e quella che è dentro e che nessuno vuole vedere».

Terminato il servizio i capi si spostano verso Santa Maria Calchera dove don Andrea, assistente del gruppo Brescia 5, celebrerà la Messa. Una passeggiata che è l’occasione per scambiarsi, a caldo, i primi pareri.

Carlo, capo del Manerbio, ha «ascoltato un ragazzo che ha un progetto di vita per quando sarà uscito, vuole tornare dalla sua famiglia. Anche io sto costruendo i miei progetti e ne abbiamo parlato a lungo».

  • Alcuni capi scout impegnati nella preparazione del pranzo
    Alcuni capi scout impegnati nella preparazione del pranzo - © www.giornaledibrescia.it
  • Alcuni capi scout impegnati nella preparazione del pranzo
    Alcuni capi scout impegnati nella preparazione del pranzo - © www.giornaledibrescia.it
  • Alcuni capi scout impegnati nella preparazione del pranzo
    Alcuni capi scout impegnati nella preparazione del pranzo - © www.giornaledibrescia.it
  • Alcuni capi scout impegnati nella preparazione del pranzo
    Alcuni capi scout impegnati nella preparazione del pranzo - © www.giornaledibrescia.it
  • Alcuni capi scout impegnati nella preparazione del pranzo
    Alcuni capi scout impegnati nella preparazione del pranzo - © www.giornaledibrescia.it
  • Alcuni capi scout impegnati nella preparazione del pranzo
    Alcuni capi scout impegnati nella preparazione del pranzo - © www.giornaledibrescia.it

Sara, del Brescia 4, ricorda «un uomo che ci ha accolto in abiti eleganti, ci ha fatto sentire ospiti attesi. Parlando ci ha pregato di non fare i suoi errori e pensando al mio servizio quotidiano con i ragazzi del mio gruppo penso che questa esperienza sia utile per ricordarmi di dare sempre, a tutti, un messaggio di speranza». Luisella, del Brescia 7, era la voce della band: «Quando sono entrata il luogo mi ha trasmesso un certo disagio ma poi mi ha sorpreso e conquistato il senso di accoglienza e di comunità. Uscire è stato ancora più duro. Ai miei ragazzi vorrei ricordare che non c’è una distinzione tra persone buone o cattive. Ci sono persone che hanno sbagliato».

Positivo il bilancio dei responsabili di zona, Rachele Bazoli e Gianluca Gennari. «Bene oltre ogni aspettativa. Vogliamo ringraziare anche tutto il personale della Polizia penitenziaria per cui abbiamo rappresentato un raddoppio del lavoro e che invece ci ha fatto sentire sempre accolti».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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