Cronaca

«Più intolleranza ed egoismo: persa la capacità di capire il dolore»

Quando ansia e frustrazione per l’attesa di una visita diventano minacce e insulti
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

Medico in corsia - Ansa © www.giornaledibrescia.it
Medico in corsia - Ansa © www.giornaledibrescia.it

Più che le mani, le parole. Aggressioni verbali, insulti e minacce. Questo quanto devono subire i medici (e non solo loro, ma molte delle categorie che hanno a che fare con il pubblico), soprattutto quelli che, per via della specialità, hanno lunghe code fuori dall’ambulatorio come i medici d’urgenza, la guardia medica o i medici di base. Insomma luoghi nei quali il nervosismo, la frustrazione e l’ansia diventano, non tenute a bada, violenza più o meno esplicita.

Nel Bresciano, per quanto raccolto, non arriviamo a sedie lanciate contro lo specialista, schiaffi o pugni, «qualche volta - racconta un medico rianimatore - ci sono capitati parenti aggressivi», ma sono casi rari e soprattutto, sottolinea, legati a certi temperamenti personali o culture.

Stessa esperienza anche per un medico pediatra: «Grazie al cielo aggressioni fisiche non ne abbiamo avute negli ultimi anni - dice -, minacce e situazioni spiacevoli, invece, sì. Mi è capitato, anni fa, di essere minacciato di morte da un genitore con un figlio molto malato, lo stesso è successo tempo dopo con un nonno».

Meno tolleranti

Fino a qualche decennio fa il medico era, come la maestra e il sacerdote, un pilastro della società, ascoltato e rispettato. Oggi non è più così, e non solo nella sanità: «La mia impressione - continua il medico - è che dopo il Covid le persone siano diventate più intolleranti, non si accetta più l’attesa, nemmeno se una persona che viene visitata prima è in gravi condizioni. Pare che sia cresciuto l’egoismo, c’è l’incapacità di mettersi nei panni degli altri e capire».

A volte a farne le spese è anche il medico di base che dovrebbe essere il più vicino al paziente: «Pretendono - racconta una professionista della città - e sono soprattutto gli anziani quelli che hanno meno pazienza, proprio coloro che hanno più tempo a disposizione. E non si limitano a mostrare disappunto, ma si lasciano andare a insulti».

Insomma, le parole non sono certo meglio di calci e pugni, lasciano segni (diversi) che influenzano il lavoro.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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