Caso Ashkar, in chat chiedeva «video con bambini vestiti sexy»

Secondo una lunga informativa del ministero dell’Interno «ha intrattenuto nel corso degli anni conversazioni con sei diversi vendors», ovvero con chi in Asia vendeva i minori a fine sessuale
Polizia Postale - © www.giornaledibrescia.it
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Gli atti dell’inchiesta sul presunto giro di pedopornografia per cui è indagato anche l’ex consigliere comunale di Brescia Iyas Ashkar restituiscono elementi raccapriccianti. Chat da mettere i brividi. Vere e proprie compravendite di minori per spettacoli a luci rosse. «Live Distant Child Abuse», «un fenomeno – viene spiegato nelle carte – che consiste nello sfruttamento sessuale di minori a distanza, on demand. Si tratta di abusi commissionati in live chat, in tempo reale, su internet».

L’indagine è stata condotta da forze dell’ordine italiane e americane. «Le indagini effettuate anche in modalità sotto copertura, hanno consentito agli investigatori statunitensi di infiltrarsi in comunità ristrette e di individuare una vera e propria industria dell’abuso minorile che coinvolge principalmente trafficanti localizzati nelle Filippine che ricevono i pagamenti utilizzando i servizi monetari e finanziari internazionali» è la ricostruzione degli investigatori. E Skype ha fornito utenze, nomi e contatti delle persone coinvolte.

Le conversazioni

Secondo una lunga informativa del ministero dell’Interno Iyas Ashkar «ha intrattenuto nel corso degli anni conversazioni con sei diversi vendors» ovvero con chi in Asia vendeva i minori a fine sessuale. Agli atti finisce un dialogo del 2017 tra l’ex consigliere comunale e la mamma di un bambino. «Le conversazioni tra i due utenti appaiono finalizzate a produrre spettacoli con l’utilizzo di minori. Il “vendor” offre un bambino di due anni ma Ashkar lo considera troppo piccolo».

Ad ottobre 2017 un’altra trattativa, sempre in rete. Ashkar «puntualizza di essere interessato a spettacoli da realizzarsi in privato con minori (10-12 anni) che – chiede l’ex consigliere al suo interlocutore – non devono essere “full nude”, ma devono indossare vestiti sexy e che siano un po’ truccate». Dalle carte emerge poi un altro episodio: «Nel corso della conversazione l’utente chiede al venditore di realizzare uno spettacolo utilizzando minori tra i 10 e i 12 anni».

Sarebbe stata avviata anche una videochiamata «nel corso della quale chiede di utilizzare una minore, preferibilmente vestita, con cui realizzare spettacoli “soft” e non “volgari”, dando precise istruzioni». Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti anche nel 2019 Iyas Ashkar avrebbe condiviso «comunicazioni con altri utenti al fine di avviare sessioni “live distant child abuse”».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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