Il Tribunale di Brescia ha accolto pienamente la ricostruzione della Procura della Repubblica sul sistema di patenti, e certificazioni per conducenti professionali, facili venuto alla luce nel 2024 con con una indagine su un’autoscuola a Verolanuova e il sequestro di oltre un milione di euro al titolare e ai suoi familiari.
Stamattina infatti si è chiusa l’udienza preliminare a carico dei dieci indagati che, nella ricostruzione della Polizia Provinciale e del sostituto Alessio Bernardi, dietro il pagamento di alcune migliaia di euro, permettevano a conducenti che non avevano mai sostenuto i corsi obbligatori di ottenere, oppure rinnovare, la Carta di Qualificazione del conducente, necessaria per svolgere l’attività di autista professionale per mezzi pesanti e autobus. Con lo stesso sistema si potevano anche ottenere tutte le patenti, grazie a microcamere e microfoni nascosti che permettevano di superare gli esami.
Al centro del sistema, secondo le indagini, c’era Jonathan Locatelli, titolare dell’autoscuola di Verolanuova che aveva sedi anche in altri comuni della Bassa e nel cremonese, che è stato rinviato a giudizio insieme ad altre tre persone, suoi stretti collaboratori e familiari, che avrebbero partecipato alle fasi organizzative e nascosto il denaro che gli autisti, o aspiranti tali, versavano in contanti. Saranno in aula il 14 settembre
Le accuse
Devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di atti contrari ai doveri di ufficio e di corruzione. Marianna Nervi, segretaria dell’autoscuola, che aveva scelto il rito abbreviato è stata condannata a tre anni di reclusione per corruzione, a fronte di una richiesta del pubblico ministero che era stata di tre anni e quattro mesi.
Il Gup ha poi accettato i patteggiamenti proposti da altre cinque persone che, nella ricostruzione della Procura, hanno avuto un ruolo marginale nella vicenda e che poi, davanti agli inquirenti, hanno collaborato per chiarire quanto accadeva all’autoscuola di Verolanuova. Si tratta del telefonista che suggeriva le risposte giuste ai candidati e dei tecnici che montavano microcamere e microfoni. Hanno tutti patteggiato condanne tra i due e i tre anni.
Il sistema ideato da Locatelli ha messo sulla strada autisti che non hanno mai seguito i corsi obbligatori e che, pagando cifre tra i 2.500 e i 3.000 euro ottenevano prima la falsa certificazione di frequenza e poi gli strumenti per superare, barando, gli esami.
Nuovi esami
Nel complesso ne sono stati identificati una sessantina, arrivati nella Bassa bresciana da tutta Italia con la prospettiva di ottenere gli ambiti documenti. Tutti hanno pienamente collaborato con le indagini e la loro posizione è stata archiviata per tenuità del fatto. Le patenti conseguite illecitamente sono state revocate e tutti si sono nuovamente sottoposti ai corsi e gli esami.




