Dalle sponde del Garda alle dune del Marocco: i fratelli bresciani Diego e Andrea Ronconi hanno firmato un’impresa memorabile, aggiudicandosi la vittoria assoluta al «Panda Raid». Alla loro seconda partecipazione, i due hanno saputo imporsi su veterani e professionisti del deserto, dimostrando che spesso l’affidabilità e la sportività contano più della velocità pura.
Preparazione
Il percorso di quest’anno si è rivelato particolarmente selettivo: sei tappe caratterizzate da molta navigazione, continui cambi di ritmo e impegnative sezioni fuori pista che hanno spinto gli equipaggi lontano dai tracciati battuti. Una sfida tecnica che i Ronconi hanno affrontato con una strategia precisa. La loro Panda 141 4x4 prima serie, preparata a Brescia dall’officina Gatti OffRoad, non era la più potente del lotto. «Abbiamo scelto di non potenziare il motore – spiega Andrea, il navigatore –. Ci siamo concentrati sulla sicurezza e sulla resistenza, con un assetto modificato e scarico in inox». Una scelta premiata dalla classifica finale.
La passione dei due fratelli per l’off-road è recente, nata nel post-Covid dopo aver ascoltato i racconti di altri partecipanti bresciani. Sportivi da sempre – Diego velista, appunto sul Garda, e Andrea calciatore – hanno unito l’agonismo alla competenza meccanica «di strada»: Diego, fin da ragazzo, si divertiva infatti a elaborare i motori degli scooter. I due fratelli vivono in città.
Imprevisti
Nonostante il successo, la gara non è stata priva di brividi, tutti fortunatamente avvenuti fuori dalle prove speciali. Il primo intoppo è stato il blocco del cambio in quarta marcia, risolto smontando la leva e riparando una sfera difettosa. Più critico il secondo guasto: un problema al tripoide che causava vibrazioni preoccupanti. In quel momento, i Ronconi erano primi con appena 13 secondi di vantaggio sui diretti inseguitori, i concittadini Paolo Strada e Paolo Borioli (con auto preparata da Panda Garage di Seniga).

Proprio qui è emerso il lato più nobile della competizione: sono stati proprio Strada e Borioli ad avvisare i rivali del rumore sospetto, fornendo loro persino le rondelle necessarie per la riparazione. «Ci hanno salvato dal ritiro», ammettono i vincitori. Un gesto altruistico che purtroppo non è stato premiato dalla fortuna: a causa di un errore di navigazione nell’ultima tappa, Strada e Borioli hanno chiuso al quinto posto.
E ora? Il pensiero vola alla Dakar, ma con i piedi per terra: «Non con la Panda», conclude ridendo Andrea, «lì i rischi di ritiro sono altissimi anche per i professionisti, intanto meglio godersi questo trionfo».



