Flavio Bulgari, 77 anni, degli ultimi maestri di un modo autorevole e austero di governare una classe, severo e buono, secondo un miscelare umori e comportamenti da anima pulita e fiduciosa, se n’è andato ieri dentro la linea anarchica delle età in avanti, disubbidiente alle attese e alle ultime difese, «ciao, ci vedremo e via». Secondo uno stile essenziale, rispettoso di tutti e rispettato da tutti dopo una malattia snervante ha tolto il disturbo, in pace con la bella famiglia, amato da tutti i suoi cari, dalla moglie Nuccia, dal figlio Carlo e dalla sua consorte Laura, genitori di Anita, tra le più belle bimbe mai viste, di qualche mese, di molti sorrisi, di salute pacioccona.
Flavio amato dalle sorelle, Piera e Carla secondo una fratellanza mai venuta meno, grazie al loro impegno e al giuramento dell’affetto svolto sull’insegnamento della madre Marì e del padre Carlo. Per dire che intorno al maestro Flavio Bulgari tutto si è tenuto fino ai primi colpi della senilità quando essa stabilisce di non regolare le curve di un’esistenza spesa in una compostezza olimpica, in quel modo raro di stare ovunque forgiando un carattere sempre misurato e autore di un carisma devoluto all’essenzialità e a quella normalità di cui abbiamo bisogno di questi tempi.
Le regole delle vita
Flavio, fin che ha potuto, sceglieva un viaggio di qualche chilometro con il suo cane di turno, lui che ha voluto bene agli animali molto prima che si fondasse la moda di amarli più di se stessi, secondo qualche bizzarra tendenza alla sregolatezza. Lui ha educato i suoi dieci cani della vita con serietà, distribuendo carezze pareggiate al comando, ricreazioni e obbedienza.
Sapeva bene, il maestro Flavio Bulgari, le regole della vita, la gerarchia dei valori e preferiva una certa misurata frugalità rispetto agli eccessi. Da tempo si era messo a osservare dipinti contemporanei e sapeva scegliere sui mercatini opere dignitose, al prezzo che valesse la parete e ogni bene familiare.
Gli bastavano duecento metri per entrare nella grande chiesa della piazza grande per la Messa Vespertina e la viveva con il rispetto del silenzio assoluto e fuori da ogni esagerazione curialesca. Proprio da cristiano normale, perfettamente normale.
Come è difficile caro Flavio essere normali come te e come ci piegherai, lunedì prossimo alle 10, quando entrerai dal pesante portale, tu leggero di un corpo sofferto e leggero per aver composto bene tutti i tasti nella composizione di una vita armonica. Non potrà che esserti lieve la terra e tutte aperte le braccia che ti hanno amato.



