Cronaca

Operazioni sospette, il ruolo della criminalità organizzata a Brescia

Per Uif di Banca d’Italia, la nostra provincia è al quinto posto per segnalazioni di operazioni sospette in odore di mafia
Elio Montanari
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Crescono le infiltrazioni mafiose nel Bresciano

Quando si parla di mafia è impossibile non pensare agli omicidi, alle esecuzioni e alle stragi. Passeggiando in città sotto i portici di corso Zanardelli tutto questo non si vede. Lo stesso vale per i tranquilli paesi della provincia. Ma dall’audizione del direttore dell’Unità di informazione finanziaria per l’Italia (Uif), Enzo Serra, sul rapporto tra criminalità organizzata ed economia legale, svolta davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali anche straniere, emerge un dato a dir poco allarmante. Perché con 1.366 segnalazioni di operazioni sospette (Sos) a rischio criminalità organizzata la provincia di Brescia, nel 2023, è al quinto posto nella graduatoria nazionale dopo Roma, Milano, Napoli e Torino, precedendo, tra le altre, Caserta e Palermo. Ma non solo. La percentuale delle segnalazioni di operazioni in odore di mafia sul territorio provinciale è nell’ordine del 41% sul totale delle segnalazioni sospette registrate. Un valore che, nella graduatoria nazionale, è inferiore solo a quello di Reggio Calabria (59,7%), Caserta (51,3%), Napoli (49,4%), Salerno (43,9%) e Palermo (41,3%).

Il fenomeno

Davvero inquietante se pensiamo alla bassa soglia di attenzione sulla presenza delle mafie nell’economia bresciana. E qui non si tratta più di rischio di «infiltrazione» tanto che, come ha osservato il procuratore nazionale Antimafia, Giovanni Melillo «la stessa nozione di un processo di infiltrazione mafiosa nell’economia è assolutamente fuorviante» in quanto stiamo assistendo in realtà a un processo di «immedesimazione» in cui «l’economia criminale non si contrappone al mercato, ma ne conosce bene le regole e cerca di usarle ai propri fini». In linea, del resto, con le segnalazioni contenute nell’ultima relazione semestrale della Direzione investigativa Antimafia, che analizza la criminalità organizzata in Italia nel periodo tra gennaio e giugno 2023.

Nel Bresciano «la presenza mafiosa è meno propensa al controllo del territorio e più interessata all’investimento, al riciclaggio e alla penetrazione nell’economia legale». Peraltro la Dia, pur confermando la presenza di camorristi, gelesi, soggetti legati alla Sacra corona unita, indica chiaramente come un ruolo di primo piano, in provincia di Brescia, spetti soprattutto agli ‘ndranghetisti, capaci di sviluppare importanti complicità con diversi professionisti locali.

La ricerca

Giovanni Falcone diceva che bisognava seguire i soldi, per capire la mafia e la sua evoluzione ed è quello che fa, tra gli altri, la Uif, istituita presso la Banca d’Italia subentrando all’Ufficio italiano dei cambi (Uic) nel ruolo di autorità centrale antiriciclaggio.

Ad alimentare il database della Uif sono un’ampia platea di soggetti, costituita da intermediari bancari e finanziari, altri operatori finanziari professionisti, obbligati a portare a conoscenza dell’istituto, mediante l’invio di una segnalazione le operazioni sospette. Ovvero, operazioni per le quali «sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo o che comunque i fondi, indipendentemente dalla loro entità, provengano da attività criminosa».

Seguendo i soldi l’Unità documenta i movimenti di denaro sospetti e ci restituisce un quadro allarmante, anche per la provincia di Brescia. La distribuzione territoriale delle Sos, nel 2023, evidenzia come il 18% delle segnalazioni ha riguardato la Lombardia, seguita da Campania (14,5%), Lazio (12,6%) e Sicilia (6,3%) con un considerevole incremento dell’operatività online (9,3% rispetto al 3,7% del 2022). Considerando il dato per provincia, normalizzato sulla popolazione, oltre a Roma, Milano e Napoli, si osserva un’elevata incidenza di segnalazioni per numero di abitanti per Crotone nonché per le province di Reggio Calabria, Caserta, Prato, Imperia, Trieste e ancora Brescia, con oltre 100 segnalazioni ogni 100mila abitanti. Quasi il 50% delle realtà economiche segnalate risulta attivo nel settore del commercio al dettaglio e all’ingrosso di beni di consumo, nei settori dell’Ict e dell’edilizia, nonché nelle attività ausiliarie dei servizi finanziari. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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