Omicidio Ziliani: chiesta la conferma degli ergastoli

Procura Generale e parti civili, compatte, hanno chiesto la conferma degli ergastoli e respinto punto su punto le istanze d’appello presentate dagli imputati. Le difese, almeno le due che hanno parlato nell’udienza di ieri, hanno scavato ulteriormente il solco che ora divide Silvia Zani, Paola Zani e Mirto Milani, l’ormai dissolto trio criminale di Temù.
Mirto ha preso, ancora più nettamente, le distanze dalle sorelle Zani mentre per Silvia è stata ribadita la genuinità della confessione e il suo ruolo succube all’interno del gruppo. Si torna in aula il 22 novembre per ascoltare la difesa di Paola prima che i giudici si ritirino in camera di consiglio.
L’udienza
Il processo d’Appello per l’omicidio e la soppressione del cadavere di Laura Ziliani, ex vigilessa di Temù uccisa l’8 maggio del 2021 in Valcamonica e il cui corpo senza vita è stato trovato in riva al fiume Oglio l’8 agosto di quell’anno, si è aperto con la richiesta di Mirto Milani, cui si è accodata anche Silvia Zani, di accedere al percorso di giustizia riparativa. Il 30enne di Bergamo ha chiesto pubblicamente scusa ai fratelli di Laura Ziliani che però non hanno accettato di incontrarlo e di parlare dell’accaduto e lo stesso hanno detto alla nipote. La Corte ha comunque ammesso le loro richieste.
Per il delitto dal settembre del 2021 sono in carcere due delle tre figlie di Laura Ziliani e il fidanzato della maggiore e tutti e tre il 7 dicembre del 2023 sono stati condannati all’ergastolo. L’Avvocato generale di Brescia, Domenico Chiaro, ha ribadito che «è stato un omicidio lungamente premeditato e commesso con atrocità. Quando strangoli una persona ti rendi perfettamente conto di quanto sta accadendo». Per Chiaro il processo «deve essere riportato alla ragionevolezza. Se con gli argomenti sollevati dalla difesa non stiamo parlando di niente stiamo comunque parlando di poco».
Per l’avvocato generale «questo omicidio ha avuto un chiaro movente economico. Anche le case vecchie e malandate si possono affittare o vendere se sono in zona turistica. Silvia e Paola Zani non si alzavano mai prima di mezzogiorno e volevano continuare quella vita con il patrimonio della madre che hanno ucciso».

L’avvocato Piergiorgio Vittorini, che rappresenta come parte civile la terza sorella Zani, ha spiegato che la ragazza è «una persona fragile che non ha pretese di vendetta, ma che ha capito che non c’è più sua madre, perché le sue sorelle l’hanno uccisa. Una ragazza che non ha avuto più i soldi per pagare la badante e neppure per il funerale della madre».
Sulla premeditazione del delitto ha riportato le confessioni in aula dei tre imputati: «Non serve parlare delle buche e dei vestiti, ma basta ascoltare le loro parole, "come abbiamo previsto" e "come avevamo organizzato"».
Le difese
A nome di Silvia Zani ha parlato l’avvocato Maria Pia Logaretti che ha ribadito la necessità di un rinnovamento dibattimentale per valutare la dimensione del gruppo: «Silvia Zani ha cominciato a stare bene solo in carcere, segno che prima era assorbita dal gruppo» e ancora «la sua testimonianza è stata sincera perché non ha tenuto filtri, ha detto cose sgradevoli, non necessarie e che hanno appesantito la sua posizione».
La spaccatura più profonda è arrivata quando ha preso la parola l’avvocato Simona Prestipino che difende Mirto Milani: «Merita una pena più lieve perché, se lui non si fosse opposto, l’omicidio sarebbe stato commesso già il 16 aprile, perché l’8 maggio solo Mirto ha provato a far desistere le sorelle Zani dal loro proposito e poi perché l’8 maggio, anche se Mirto non fosse entrato nella stanza, l’omicidio si sarebbe consumato ugualmente. Mirto è l’unico che non ha mai cambiato versione o detto cose che possano alleggerire la sua posizione».
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