Omicidio di via Milano, l’imputato: «Non sapevo avesse un coltello»

«Noi volevamo solo parlare con Ranjit, ho avuto paura e gli ho dato una bastonata sulla spalla. Nessuno sapeva che Arshdeep Singh avesse un coltello». Lo ha detto Suraj Sharm nel corso dell’esame cui è stato sottoposto questa mattina davanti la Corte d’Assise. Lui, insieme ad altri 7 suoi connazionali, è imputato del «delitto di Natale», cioè l’omicidio del 51enne connazionale Ranjit Singh avvenuto in via Milano nella sera del 24 dicembre 2023. Un delitto che secondo l’accusa è maturato come punzioni per l’incendio di alcune auto di proprietà di un imprenditore indiano.
Suraj Sharma ha ripercorso l’omicidio e alcuni degli eventi che lo hanno preceduto rispondendo alle domande della pm Carlotta Bernardini. Un racconto faticoso e ricco di interruzioni dovute a difficoltà comunicative, nonostante la presenza dell’interprete.
Il movente
Il racconto è partito dal 17 dicembre del 2023: Suraj ha spiegato come ha saputo del rogo delle auto del suo datore di lavoro Sanjeev Kumar, oggi indagato come mandante della spedizione punitiva. «Eravamo al tempio e un cugino di Kumar mi ha detto che le sue auto erano state bruciate».
«Kumar ha detto che ad aver appiccato l’incendio era stato Ranjit Singh, suo ex dipendente, per vendicarsi dopo una lunga discussione».
Nei giorni successivi, secondo quanto riportato in aula dal muratore caposquadra «Kumar mi ha detto di dargli una lezione, io ho detto che se serviva lo avrei anche picchiato». In aula la ricostruzione non è stata lineare, il pubblico ministero ha contestato all’imputato alcune sue precedenti dichiarazioni mentre gli avvocati degli altri imputati hanno presentano opposizioni ad alcune delle domande poste.
Il 24 dicembre
Dopo oltre un’ora di udienza arriva il racconto di ciò che, secondo Sharma, sarebbe accaduto nella serata dell’omicidio. «Ci siamo diretti verso via Milano perché supponevo che fosse in un negozio della zona dato che è molto frequentato e conosciuto dalla comunità indiana. Eravamo in sei in macchina, agli altri avevo detto che avremmo solo dovuto parlare con Ranjit, avremmo alzato le mani e i bastoni se ci fossero state complicazioni. Arshdeep era d’accordo, Ranjit in passato ha avuto forti discussioni anche con i suoi familiari» ha affermato.
Le fasi successive del racconto sono state confuse e le domande di Presidente e pubblico ministero su specifici dettagli non sempre hanno ottenuto risposte chiarificatrici. L’imputato comunque ha fornito la sua versione: «Quando siamo andati incontro a Ranjit sembrava che volesse lanciarmi qualcosa; a quel punto gli ho tirato una bastonata sulla spalla per difendermi. Gli altri sono scesi dalla macchina per dargli qualche sberla, io poi quando era a terra l’ho colpito alle gambe con il bastone, ma Arshdeep ha iniziato a sferrargli delle coltellate. Non sapevo avesse un coltello; lo abbiamo allontanato da Ranjit».
La fuga
«Dopo la sera del 24 dicembre, Kumar ha consigliato a me e agli altri di lasciare l’Italia, io sono andato in Francia, vicino a Parigi. Kumar prima di partire mi ha dato mille euro per pagare il viaggio, io non avevo soldi», prosegue, spiegando quindi che il suo datore di lavoro ha aiutato lui e gli altri suoi connazionali a scappare. «Non mi ha dato questi soldi per saldare degli stipendi arretrati. Quando sono arrivato in Francia, ho ricevuto altri 7mila euro tramite MoneyGram su commissione di Kumar per le spese che stavo sostenendo».
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