Svolta decisiva nell’inchiesta sull’omicidio di Alessandro Rovetta e Francesco Vecchio, rispettivamente amministratore delegato e dirigente delle acciaierie Megara di Catania, freddati la notte di Halloween del 1990 in contrada Bicocca. Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale etneo, Carla Aurora Valenti, ha rinviato a giudizio cinque persone, figure di spicco della criminalità organizzata e presunti intermediari.
Il 7 luglio prossimo, davanti alla Corte d’assise di Catania, comparirà innanzitutto Aldo Ercolano, ritenuto l’ideatore e l’organizzatore dell’omicidio del manager bresciano e del dirigente della sua azienda. Secondo la ricostruzione della Procura generale catanese, che ha avocato a sé l’indagine dopo diverse richieste di archiviazione da parte della procura ordinaria, l’omicidio mirava a consolidare il predominio della «famiglia» catanese sul territorio e a garantire il profitto derivante dall’estorsione ai danni dell’acciaieria.
Il processo
A processo ci saranno anche Leonardo Greco, Vincenzo Vinciullo, Antonio Alfio Motta e Francesco Tusa. I quattro sono accusati di estorsione ai danni dei manager bresciani, Ettore Lonati e Amato Stabiumi, che subentrarono a Rovetta dopo il suo omicidio. La Procura Generale, avvalendosi anche delle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia (tra cui Giovanni Brusca, Antonino Giuffrè e Maurizio Avola), ha ricostruito come, dopo l’eliminazione di Rovetta e Vecchio, due dirigenti «scomodi» per la criminalità organizzata catanese, Cosa Nostra avesse stretto la morsa sulle Acciaierie Megara. Le minacce, perpetrate tramite telefonate anonime, invio di proiettili e intimidazioni alle famiglie delle vittime, avrebbero costretto i nuovi soci bresciani, a partire dal 1991, a pagare somme non inferiori al miliardo di lire.
Trentasei anni dopo il processo ora dovrà accertare le responsabilità del duplice omicidio e dell’estorsione, ma anche chiarire se, come ritiene la procura generale di Catania, Megara ed i suoi dirigenti siano stati vittime del tentativo della mafia catanese di mettere sotto controllo tutto il comparto siderurgico siciliano.




