Cronaca

Omicidio Vecchio-Rovetta, a luglio il processo contro Aldo Ercolano

L’uomo è accusato di essere il mandante dell’omicidio avvenuto nel 1990, uccisi dalla mafia nel sito delle Acciaierie Megara di Catania: con lui alla sbarra altre quattro persone
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

L'articolo uscito all'epoca sul Giornale di Brescia
L'articolo uscito all'epoca sul Giornale di Brescia

Svolta decisiva nell’inchiesta sull’omicidio di Alessandro Rovetta e Francesco Vecchio, rispettivamente amministratore delegato e dirigente delle acciaierie Megara di Catania, freddati la notte di Halloween del 1990 in contrada Bicocca. Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale etneo, Carla Aurora Valenti, ha rinviato a giudizio cinque persone, figure di spicco della criminalità organizzata e presunti intermediari.

Il 7 luglio prossimo, davanti alla Corte d’assise di Catania, comparirà innanzitutto Aldo Ercolano, ritenuto l’ideatore e l’organizzatore dell’omicidio del manager bresciano e del dirigente della sua azienda. Secondo la ricostruzione della Procura generale catanese, che ha avocato a sé l’indagine dopo diverse richieste di archiviazione da parte della procura ordinaria, l’omicidio mirava a consolidare il predominio della «famiglia» catanese sul territorio e a garantire il profitto derivante dall’estorsione ai danni dell’acciaieria.

Il processo

A processo ci saranno anche Leonardo Greco, Vincenzo Vinciullo, Antonio Alfio Motta e Francesco Tusa. I quattro sono accusati di estorsione ai danni dei manager bresciani, Ettore Lonati e Amato Stabiumi, che subentrarono a Rovetta dopo il suo omicidio. La Procura Generale, avvalendosi anche delle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia (tra cui Giovanni Brusca, Antonino Giuffrè e Maurizio Avola), ha ricostruito come, dopo l’eliminazione di Rovetta e Vecchio, due dirigenti «scomodi» per la criminalità organizzata catanese, Cosa Nostra avesse stretto la morsa sulle Acciaierie Megara. Le minacce, perpetrate tramite telefonate anonime, invio di proiettili e intimidazioni alle famiglie delle vittime, avrebbero costretto i nuovi soci bresciani, a partire dal 1991, a pagare somme non inferiori al miliardo di lire.

Trentasei anni dopo il processo ora dovrà accertare le responsabilità del duplice omicidio e dell’estorsione, ma anche chiarire se, come ritiene la procura generale di Catania, Megara ed i suoi dirigenti siano stati vittime del tentativo della mafia catanese di mettere sotto controllo tutto il comparto siderurgico siciliano.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...

News in 5 minuti

Cosa è successo oggi? A metà pomeriggio facciamo il punto, tra cronaca e novità del giorno.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...