«Esclusa l’infermità mentale». Tradotto, Ruben Andreoli, magazziniere di 47 anni, quando il 15 settembre del 2023 ha ucciso a calci e pugni la madre Nerina Fontana, 72 anni, nella loro casa a Sirmione, era in grado di intendere e volere. A dirlo al banco dei testimoni davanti alla Corte d’Assise di Brescia, presidente Roberto Spanò, è stato lo psichiatra Giacomo Filippini, al quale a marzo il Tribunale aveva affidato la perizia psichiatrica.
Il quadro clinico
Nel corso dell’udienza, il perito – le cui conclusioni non si discostano in maniera significativa da quelle dei due consulenti di parte – ha spiegato che non ci sono i criteri «per accertare l’infermità, questo non significa che il quadro clinico non sia complesso. Ma circa il 99% delle patologie non ha rilevanza giuridica. Una personalità, quella di Andreoli, con aspetti disfunzionali significativi, rigida e fragile allo stesso tempo. Quando il suo mondo “perfetto”, composto dalla madre, per lui la persona più importante della sua vita, e dalla moglie, è andato in crisi per quegli ultimi 10 giorni di contrasti con la vittima, non è stato in grado di controllarlo».



