La Corte d’Assise di Bologna, presieduta dal giudice Pasquale Liccardo, ha respinto la consulenza psichiatrica chiesta dal difensore di Marin Jelenic. Il 36enne è accusato dell’omicidio di Alessandro Ambrosio, il capotreno 34enne accoltellato a morte alla schiena la sera del 5 gennaio, nel parcheggio del piazzale Ovest della stazione di Bologna. Jelenic era stato arrestato arrestato la sera dell’Epifania all’esterno della stazione di Desenzano del Garda.
La motivazione
Leggendo la motivazione della decisione, nella prima udienza del processo, Liccardo ha spiegato che «dalla documentazione sanitaria emerge che non ci sono azioni deliranti, Jelenic è lucido e vigile, sebbene reticente nell’approfondire il contenuto del proprio pensiero» e «tutte le problematiche psicologiche riferite da Jelenic sono legate alla detenzione. I giudizi dei medici escludono la sussistenza di patologie paranoiche e descrivono un soggetto lucido e partecipe. Sono assenti principi di prova e dubbi per poter affrontare una consulenza», ha spiegato il presidente del Tribunale.
La difesa
Sul movente che ha spinto Jelenic a commettere l’omicidio di Alessandro Ambrosio, «le grandi domande rimangono, i grandi dubbi rimangono». A dirlo, al termine dell’udienza, è stato l’avvocato Christian Di Nardo, legale del 36enne croato: «Sicuramente sarebbe necessario fare un approfondimento su quello che è il suo percorso precedente all’ingresso in Italia – ha poi aggiunto – non sappiamo se è stato in Italia un anno, se è stato in Italia tre anni o se frequenta l’Italia abitualmente. È emerso chiaramente che ha dichiarato di essere stato in un ospedale psichiatrico, è emerso che è stato sottoposto a dei trattamenti psicoattivi. Non è una persona probabilmente che ha chiarezza degli eventi. Io mi preoccupo perché secondo me allo stato attuale non comprende la gravità della situazione».
Di Nardo, inoltre, ha detto di essere preoccupato anche «delle sue condizioni di salute, nel senso che lui lamenta costantemente di essere molestato in carcere, domani verrà trasferito nel carcere di Modena e la logica mi porta a dire che forse prima della conclusione di questo processo sarà portato ancora in un altro carcere». Secondo quanto riferito dall’Ansa, il trasferimento da Bologna a Modena è dovuto al fatto che nei giorni scorsi Jelenic abbia aggredito degli agenti di polizia penitenziaria.
La fidanzata
«È stata un’udienza molto dolorosa, vedere l’imputato a pochi metri di distanza da me non provoca belle sensazioni». Parla a fatica Francesca Ballotta, la fidanzata di Alessandro Ambrosio, mentre al termine della prima udienza viene circondata da operatori tv e giornalisti. Risponde a monosillabi e piange, come ha fatto durante gran parte dell’udienza. «Ieri sera ho sentito i genitori di Alessandro, ma poi questa mattina non ce l’hanno fatta a venire, fa male a tutti, troppe emozioni».

Processo aggiornato
Dopo che la Corte d’Assise ha respinto la richiesta di consulenza psichiatrica, le parti hanno presentato le liste dei testimoni e il processo è stato aggiornato al 20 maggio. «Non c’erano né i presupposti da un punto di vista clinico-medico, né sul piano dei fatti per poter giustificare un accoglimento della consulenza psichiatrica – ha detto l’avvocato Alessandro Numini, che assiste i genitori di Ambrosio –, in questo la Corte non ci ha deluso. Sicuramente è un passaggio dirimente perché il mancato accoglimento della consulenza psichiatrica giocoforza determina un cambiamento della linea difensiva. Siamo soddisfatti di questo, era un auspicio che abbiamo sostenuto in aula».
Anche il legale spiega poi che i genitori del capotreno ucciso «non ce l’hanno fatta a essere qui, sul piano emotivo non erano in grado di sostenere un peso tale. Ci siamo sentiti poco prima della dell’udienza del processo, mi hanno sicuramente rivolto un “in bocca al lupo”, perché tengono molto alla verità. Sono ancora molto scossi e non riescono a darsi pace per questo evento tragico».



