Omicidio Bozzoli, il Gup: «Certezza dell’innocenza di Maggi»

Nelle motivazioni della sentenza di assoluzione smonta l’ipotesi del forno: «Troppo macchinosa»
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Caso Bozzoli, le motivazioni di assoluzione di Maggi
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«Anziché di ragionevole dubbio sulla colpevolezza di Maggi, allora, sembra più corretto parlare di ragionevole certezza sulla sua innocenza. In conclusione, l’imputato va assolto per non aver commesso il fatto».

Secondo il Gup Stefano Franchioni il processo, celebrato in abbreviato, a carico di Oscar Maggi per concorso nell’omicidio di Mario Bozzoli, e per cui il nipote Giacomo Bozzoli sta scontando l’ergastolo dopo che la condanna in primo grado è stata confermata dalla Corte d’Appello e dalla Cassazione, non ha portato elementi a carico dell’ex operaio della Bozzoli ma ne ha portati diversi a sua discolpa. Ed è stata emessa sentenza di assoluzione

Si smonta l’ipotesi del forno

Nelle 118 pagine di motivazioni della sentenza con cui ha assolto il 49enne della Valtrompia il giudice ha avanzato più di un dubbio sull’ipotesi del forno che ha portato alla condanna di Giacomo che «pare davvero una ricostruzione macchinosa» in cui si presume che «che gli assalitori abbiano avuto la freddezza, la perizia, la forza (e il coraggio) di agire a porte della cappa aperte, a pochi centimetri dal metallo fuso, movimentando un corpo di quel peso, il tutto in pochi secondi: un’ipotesi che si ritiene assai remota». 

Ancora poco credibile che «Giacomo Bozzoli si sia esposto al rischio concreto di essere colpito dagli inevitabili scoppiettii, spruzzi e proiezioni del rottame posto a graticola sopra il metallo fuso; che questo procedimento si sia completato nell’arco di pochissimi minuti». Non solo. Critiche anche all’esperimento giudiziale con il maialino nel forno: «La situazione, la sera dell’8.10.15, era dunque diversa da quella predisposta per l’esperimento giudiziale». Nella sentenza comunque l'analisi prosegue ma arriva alle medesime conclusioni: «Anche a voler aderire all’ipotesi del forno, non vi è alcuna ragionevole certezza che Maggi abbia concorso nel delitto».

Cosa manca

Entrando poi nello specifico, con un dettagliato elenco puntato, il Gup chiarisce che «non è stato provato il movente; non è stata provata l’esistenza di un accordo criminoso tra Giacomo Bozzoli e Maggi; non sono stati provati contatti o incontri sospetti tra i due né prima né dopo il delitto e neppure è stata provata l’esistenza di un loro rapporto privilegiato; non è stato provato che Maggi si trovasse nei pressi del forno grande nei c.d. “minuti critici” (tra le 19.15 e le 19.18)».

Cosa c’è 

Secondo il giudice «è invece emerso che Maggi non nutriva alcun odio o rancore nei confronti di Mario Bozzoli, con cui, anzi, i rapporti erano del tutto normali; nei “minuti critici” Maggi era verosimilmente assente dal reparto fonderia, impegnato a procurarsi del rame per alimentare il proprio forno, come risulta, tra l’altro, dalle immagini della ruspa in entrata al magazzino. Se anche si fosse trovato nel capannone fonderia non necessariamente avrebbe potuto assistere all’aggressione di Mario Bozzoli; nelle ore immediatamente successive alla scomparsa di Mario Bozzoli, Maggi ha continuato a svolgere la propria attività lavorativa e nessuno – né i familiari, né i carabinieri, né i colleghi – ha mai notato un suo comportamento insolito, una particolare agitazione, un cedimento emotivo».

La decisione si basa anche su quanto fatto da Maggi nei mesi e negli anni successi alla scomparsa di Mario Bozzoli. «Maggi ha proseguito la sua vita ordinaria, sempre in Val Trompia, lavorando per mantenere sé e la famiglia senza che sia mai risultata alcuna anomalia nella sua situazione patrimoniale e finanziaria (lo stesso si è anzi ritrovato in notevoli ristrettezze economiche quando ha dovuto cercare un nuovo lavoro dopo che la Bozzoli aveva cessato l’attività); Maggi è incensurato e del tutto estraneo al circuito della criminalità».

Per il Gup «Le oscillazioni della posizione tenuta dalla procura nei confronti di Maggi e la decisione del Gip di archiviare sono già una spia della presenza di un ragionevole dubbio sulla colpevolezza dell’odierno imputato, ma, anche a prescindere da ciò, si ritiene che non via sia alcuna prova di un concorso di Maggi nell’omicidio di Mario Bozzoli».    

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