Omicidio Bozzoli, dopo l’ergastolo definitivo Giacomo è irreperibile

La Cassazione ha ieri confermato il massimo della pena a carico del nipote di Mario, ucciso nove anni fa
Giacomo Bozzoli in lacrime durante un'udienza - © www.giornaledibrescia.it
Giacomo Bozzoli in lacrime durante un'udienza - © www.giornaledibrescia.it
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Il futuro da uomo libero di Giacomo Bozzoli è arrivato al capolinea in piazza Cavour a Roma, al secondo piano del Palazzaccio, alle 17 e 37 di lunedì 1° luglio. Ha smesso di avere prospettive umane quando, dopo tre ore e mezza di camera di consiglio, i giudici della Corte di Cassazione hanno trasformato i residui dubbi circa la sua innocenza nelle certezza della sua colpevolezza e fatto scendere il sipario sulla sua condanna al massimo della pena.

Dalle 17 e 37 di ieri il quarantenne di Marcheno, accusato di aver ucciso lo zio Mario e fatto sparire il suo cadavere nel forno grande della fonderia di famiglia, è una persona destinata a passare il resto della sua vita in carcere.

Nessuna risposta

Dopo aver affrontato le indagini e i processi da persona libera ora deve scontare l’ergastolo con isolamento diurno per un anno. Quando inizierà a farlo è presto per dire. Pochi minuti dopo la lettura della sentenza i carabinieri si sono presentati con il mandato di arresto a casa sua a Soiano del Lago, dove vive con la compagna e con il figlio nato poche settimane prima del delitto, e non lo hanno potuto eseguire. Al campanello infatti non ha risposto nessuno.

  • I carabinieri a casa di Giacomo Bozzoli
    I carabinieri a casa di Giacomo Bozzoli - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
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  • I carabinieri a casa di Giacomo Bozzoli
    I carabinieri a casa di Giacomo Bozzoli - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it

A queta mattina non è chiaro se Giacomo Bozzoli si sia sottratto all’arresto o se fosse legittimamente assente nel momento in cui i militari hanno cercato di eseguirlo.

Certezza

In attesa di sviluppi su questo fronte, una cosa per la giustizia da ieri è comunque certa: la sera dell’8 ottobre del 2015, poco dopo aver chiamato la moglie al telefono ed averle annunciato di essere qualche minuto in ritardo rispetto alla cena, Mario Bozzoli non mise in scena il giallo del secolo per godersi tutta un’altra vita al riparo da quella precedente e da tutti i suoi protagonisti, ma fu ucciso dal nipote Giacomo nella sua fonderia e fatto sparire nel forno che ne alimentava il senso e gli affari.

L'aula della prima sezione penale della Corte di Cassazione presieduta da Giuseppe Santalucia - © www.giornaledibrescia.it
L'aula della prima sezione penale della Corte di Cassazione presieduta da Giuseppe Santalucia - © www.giornaledibrescia.it

La sentenza pronunciata dal presidente della prima sezione penale della Cassazione Giuseppe Santalucia lo ha affermato accogliendo le richieste di accusa pubblica e privata. Per il sostituto procuratore generale Assunta Cocomello il verdetto d’appello impugnato dalla difesa non è viziato né sotto il profilo processuale, né sotto quello sostanziale. «Il giudizio - ha affermato - è stato frutto di un vaglio attento, preciso, puntuale. Le Corti hanno esplorato e superato tutte le contro deduzioni della difesa. Solo nel mondo della magia - ha detto il pg - possiamo ritenere che Mario Bozzoli sia fuggito, si sia suicidato o sia stato vittima di un incidente».

La motivazione

«Mario Bozzoli - ha proseguito Cocomello - è stato ucciso in uno spazio ed in un lasso temporale assai contenuti e deve risponderne chi in quello spazio si trovava in quegli istanti». Quella persona per l’accusa è Giacomo Bozzoli.

«Contro di lui indizi chiari, precisi e concordanti. A partire dalla fumata anomala del forno negli istanti della sparizione della vittima, per arrivare al dirottamento delle telecamere dalla scena del crimine, concludendo con il movente, con l’odio che Giacomo Bozzoli nutriva nei confronti dello zio».

La difesa

Gli avvocati Luigi Frattini e il professor Franco Coppi, difensore in passato tra gli altri anche di Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi, hanno puntato sull’illegittimità del cambio di imputazione a Giacomo Bozzoli, accusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio, ma condannato in concorso con Beppe Ghirardini (trovato suicida a Case di Viso, in alta Valle Camonica, una decina di giorni dopo la scomparsa del suo datore di lavoro) e Oscar Maggi (nei confronti del quale la procura della Repubblica si appresta a chiedere il rinvio a giudizio) per esserne stato l’istigatore.

La difesa ha insistito molto anche sulla presunta illogicità della motivazione in diversi punti. «Siamo di fronte ad una condanna indiziaria - ha tuonato l’avvocato Frattini -: basata su indizi che rimandano ad illazioni, non a fatti certi». Elementi tuttavia valorizzati da due Corti d’assise. «Si parte dal presupposto errato che una doppia conforme (la condanna all’ergastolo sia in primo che in secondo grado, ndr) sia una verità assoluta. A mio avviso - ha affermato il prof. Coppi - potrebbe essere un duplice errore. Come un errore è ritenere che tocchi alla difesa provare l’innocenza dell’imputato, quando sta all’accusa dimostrare la sua colpevolezza. In questo caso l’ha fatto sulla base di indizi vaghi ed ambigui».

Non la pensano così i giudici della Suprema Corte che alle 17 e 37 di ieri hanno spento il futuro da uomo libero di Giacomo Bozzoli

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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