La nuova mappa di Areu accorcia le distanze del soccorso in 48 tappe

La mappa dell’emergenza non è mai neutra. Ridisegna distanze, accorcia notti, non lascia territori orfani. Decide se un’ambulanza parte da qui o da qualche chilometro più in là. Se arriva in tempo o con un margine più stretto. Dal 1° gennaio, quella mappa ha cambiato assetto. O, meglio, si è allargata: non nel suo perimetro, ma è più fitta.
Nel Bresciano quel cambiamento prende forma in quarantotto postazioni di soccorso messe a bando da Areu sull’intero territorio provinciale: non un’espansione simbolica, ma un lavoro di ricucitura. Meno soluzioni provvisorie, più stabilità; meno eccezioni, più regole.
Capillarità
«Oggi abbiamo più mezzi in provincia, con una copertura territoriale più razionale» spiega il direttore di Areu, Massimo Lombardo. Razionale significa che sempre meno zone restano ai margini e che la posizione in cui ci si trova non determina più la tempestività di un’operazione di soccorso. Significa anche che la mappa prova a somigliare di più al territorio reale.
Sarà anche vero che i numeri non dicono tutto, ma fanno capire molto. Dentro quelle 48 postazioni, sei sono nuove: Trenzano avrà una copertura h24, Rudiano e Rovato partono con h12 diurne, Brescia-Buffalora aggiunge un presidio h24 in un nodo urbano sensibile.

Poi ci sono i passaggi che spiegano meglio di tutti il senso del nuovo assetto: Sale Marasino e Breno. Per anni erano state postazioni «aggiuntive», nate come risposte temporanee, ora diventano invece continuative. Breno, in più, passa a h24. «Quando trasformi un’aggiuntiva in continuativa non cambia solo l’orario: cambia tutto» dice Lombardo. Cambiano i requisiti, gli standard, gli investimenti. Cambia soprattutto la possibilità di programmare. «Hai un contratto di quattro anni, che significa obblighi, ma anche diritti».
h12, h24
Dietro una sigla (h12, h24) c’è insomma una differenza concreta. In montagna una copertura notturna pesa più di molte ore diurne in pianura: è il motivo per cui Ponte di Legno avrà una nuova postazione h12 notturna (in aggiunta a quella stagionale) e per cui Bagolino, pur con una scadenza fissata al 30 giugno, è già oggi coperta h24, sette giorni su sette. Non un’eccezione, ma una scelta di rigore.
Non tutto, però, è già fissato sulla mappa. Il bando relativo a Verolavecchia, postazione prevista come nuova h12 diurna, è andato deserto e verrà riproposto. Ma no: «Non è stato spento nulla – chiarisce il team di Lombardo –. Era una postazione prevista in più, in aggiunta». Succede, soprattutto in un sistema che ha fatto una scelta netta: affidarsi al volontariato. Il bando è infatti riservato alle organizzazioni del Terzo settore. Niente mondo profit, niente gare al ribasso. Il modello è quello del rimborso dei costi: Areu anticipa fino al 95% delle spese stimate, il resto arriva a rendicontazione. «Compri un’ambulanza nuova, noi te la rimborsiamo in quattro anni. Ma te la rimborsiamo». A livello regionale, il risultato è una copertura che sfiora il 95% dei lotti previsti dal nuovo bando.
Il sistema
In provincia di Brescia la rete tiene. «Tutto quello che avevamo deciso di potenziare è stato potenziato» conferma con fierezza Lombardo. Ma mentre la mappa si stabilizza, il «terreno umano» che la rende operativa si muove. Il sistema dell’emergenza lombardo si regge ancora in larga parte sul volontariato, un pilastro che sta cambiando forma: i numeri calano, l’età media sale. «Non è una percezione, è un dato demografico – osserva il direttore generale di Areu –. Quando sono nato io, in Italia nasceva più di un milione di bambini l’anno. Oggi siamo a trecentomila». Meno giovani, meno bacino potenziale.

Il bando ha provato a tenere insieme qualità e radicamento, introducendo criteri premiali per le associazioni già attive sul territorio: anni di servizio, numero di soccorritori formati, esperienza locale. «Questo legame tra soccorritori e territorio per noi è un valore» rimarca la squadra alla regia dell’Agenzia regionale emergenza urgenza. Ma intanto l’anagrafe dei volontari si accorcia sempre di più.
In altri Paesi il soccorritore è una figura riconoscibile, con un profilo chiaro, in Italia il sistema è invece ancora in transizione. Funziona perché regge un equilibrio fragile tra dedizione e lavoro, tra vocazione e sostenibilità. La nuova riorganizzazione di Areu racconta proprio questo passaggio. Oggi segna postazioni più stabili, più coperte, più finanziate, ma domani dovrà misurarsi con una domanda più profonda: non dove posizionare i mezzi, ma come costruire il futuro di chi li fa partire. Perché la mappa può ridisegnare le distanze, ma non può decidere chi avrà il coraggio di attraversarle. Ed è (anche) in quel coraggio che si misura la forza di una comunità.
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