Cronaca

Nessuno pagherà per la morte di Giulia Minola alla LoveParade

Anche la Corte europea dei diritti dell’uomo dice no alla mamma della ragazza che perse la vita nella calca a Duisburg: «Devo arrendermi, non ho più alternative»
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

Loading video...
Nessuno pagherà per la morte di Giulia

L’ultimo «no», quello senza appello, quello definitivo. A pronunciarlo, oscurando anche l’ultimo spiraglio di giustizia per la morte di Giulia Minola e spegnendo le speranze di sua mamma Nadia, è stata la Corte europea dei diritti dell’uomo.

Il «no» da Bruxelles

Nello scorso mese di maggio i giudici di Bruxelles hanno respinto il ricorso della madre della studentessa bresciana uccisa dalla calca della LoveParade di Duisburg contro l’archiviazione degli imputati finiti a processo per i fatti di quel terribile pomeriggio del luglio di 14 anni fa, e di fatto hanno azzerato le possibilità di accertare responsabili e responsabilità. «Ci ho messo sei mesi a metabolizzare questo verdetto – ci racconta Nadia Zanacchi, la madre di Giulia –. È stato difficile accettare che nessuno pagherà mai per la morte di mia figlia e di quegli altri venti ragazzi. Avrei potuto rivolgermi all’Onu, ma sarebbe stata una fatica inutile».

Sfiducia

Due le ferite insanabili da quel pomeriggio: la morte di Giulia e della fiducia nei confronti della giustizia e dei suoi operatori. Per mamma Nadia non c’è mai stata intenzione di fare luce sui fatti e sulle responsabilità. «Le indagini sono partite tardi e il processo è iniziato solo grazie alle pressioni italiane e alla campagna mediatica partita da qui e che ha avuto eco in Germania. Ma il procedimento è partito da subito zoppo – ci ha spiegato la madre di Giulia – senza coinvolgere chi aveva avuto la responsabilità diretta dell’organizzazione e della scelta di un’area inadeguata per ospitare l’evento».

Il tribunale di Duisburg ha stabilito che, se di colpe si poteva parlare, queste andavano suddivise tra diversi soggetti; andavano talmente parcellizzate da rendere impossibile l’individuazione di responsabilità personali. Di qui l’archiviazione arrivata nel maggio 2020, a pochi mesi dalla prescrizione.

Il ricorso

Un brutto colpo davanti al quale la famiglia di Giulia aveva reagito presentando ricorso alla Cedu. L’appello era fondato sostanzialmente su tre motivi: la mancata tutela della vita di Giulia, l’inefficacia delle indagini e il mancato rispetto delle garanzie di un equo processo. E sembrava poter aver successo. «Inizialmente c’erano degli spiragli: il ricorso infatti era stato ammesso da un collegio di tre giudici. Tuttavia, a maggio, un unico giudice ha fatto dietrofront e ha respinto l’istanza. Evidentemente l’opinione di tre giudici conta meno di quella di uno solo – commenta amara Nadia Zanacchi –. Non avremmo mai dovuto illuderci: nessuno ha mai voluto rendere giustizia a mia figlia. Ho capito da subito che l’obiettivo era garantire l’impunità per quei fatti, ma nonostante tutto non ho mai smesso di lottare. Oggi però devo proprio arrendermi: non ho più alternative. Devo concentrarmi su ciò che Giulia amava, sulle sue passioni: la musica, l’arte, la moda. Questo è l’unico modo per renderle giustizia».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

News in 5 minuti

Cosa è successo oggi? A metà pomeriggio facciamo il punto, tra cronaca e novità del giorno.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Summer GardaSummer Garda

L'inserto in omaggio col GdB in edicola il 2 agosto

SCOPRI DI PIÙ
Una data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdBUna data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdB

Dall’archivio storico, disponibile dal 27 aprile 1945 a oggi

SCOPRI DI PIÙ
Cosmo 2050 - Speciale eclissi di agostoCosmo 2050 - Speciale eclissi di agosto

Dove, a che ora e in che modo seguire i due grandi appuntamenti estivi.

SCOPRI DI PIÙ