Un’app che dà voce alle opere d’arte (e a qualunque altra immagine), traducendole in musica: MultiArt, nata un anno fa a Moniga, celebra il suo primo anniversario introducendo l’intelligenza artificiale e trasformandosi in uno spazio di collaborazione creativa. Un’evoluzione che la rende anche più inclusiva, grazie a un format ideale per ipovedenti e non vedenti. Le novità dell’applicazione sono state presentate settimana scorsa.
Il progetto

«L’arte non è solo qualcosa da vedere, ma da sentire, da vivere», spiega Fabio Rebuschi, presidente del collettivo The DouglaS MortimerS, che ha ideato il progetto insieme a Mauro Maisel Zuliani e Igor Costanzo. MultiArt è nata con l’obiettivo di rendere accessibili quadri, fotografie e disegni anche a chi non può percepirli visivamente. Basta inquadrare un’immagine con la fotocamera dello smartphone e l’app la traduce in una melodia unica e originale, grazie a un algoritmo proprietario che associa i colori alle note musicali. MultiArt è disponibile per iOS e Android in 170 Paesi e cinque lingue e si può scaricare gratuitamente dagli store digitali. Il progetto ha già raggiunto migliaia di utenti in tutto il mondo e ora si evolve con una versione 2.0, che introduce nuove funzionalità e un’interfaccia rinnovata.



