Cronaca

Mortirolo, il ricordo di Romolo Ragnoli e l’impegno per tutti

Durante la cerimonia delle Fiamme Verdi in ricordo dei Caduti si è parlato del comandante della Divisione Tito Speri
Alessandro Carini

Alessandro Carini

Vicecaposervizio

Partecipazione all'iniziativa delle Fiamme Verdi sul Mortirolo nell'80esimo della Liberazione - © www.giornaledibrescia.it
Partecipazione all'iniziativa delle Fiamme Verdi sul Mortirolo nell'80esimo della Liberazione - © www.giornaledibrescia.it

Per le Fiamme Verdi quello del Mortirolo, in calendario nella prima domenica di settembre, è uno degli appuntamenti più sentiti, quindi la grande partecipazione alla cerimonia di ieri, nell’ottantesimo della Liberazione, non sorprende il presidente provinciale Alvaro Peli.

Così, al di là delle presenze e del valore degli interventi, esprime soddisfazione perché quella di ieri «è stata l’occasione, grazie all’orazione ufficiale dell’on. Guerini, per ricordare la figura di Romolo Ragnoli, comandante della Divisione Tito Speri. Questo è il luogo adatto per riportare alla memoria il suo modo di vita al contempo rigoroso ed attento agli altri, che aveva già mostrato nella Campagna di Russia. Poi, dopo la Liberazione, si impegnò come cattolico, vicino a figure come quella di padre Bevilacqua, e si spese convintamente, in Valcamonica e in tutta la provincia, per il valore della pace».

Appuntamenti

Nell’ottantesimo della Liberazione, sottolinea poi il presidente Peli, le Fiamme Verdi bresciane (che contano seicento iscritti attivi e partecipi della vita associativa) hanno in agenda altri due importanti appuntamenti: il 16 ottobre il convegno alla Camera sulla figura di Lionello Levi Sandri e poi il concerto corale in ricordo di don Riccardo Vecchia e dello stesso Ragnoli.

Alla cerimonia era presente come sempre l’on. Gianantonio Girelli, che è anche consigliere provinciale delle Fiamme Verdi: «L’ottantesimo della Liberazione – riflette – ci invita a ricordare quei ragazzi che scelsero di prendere posizione e combattere la "coda" del nazifascismo, in quella fase così tragica, carica di dolore e di morte. Ricordarli significa non dimenticare mai che pace e giustizia vanno conquistati e difesi ogni giorno. E farlo in questo periodo storico significa ricordarlo per l’Italia e anche per il contesto internazionale attuale, in cui la guerra è purtroppo attuale. Ecco, come chi allora combatté per impedire che la guerra e le tragedie ad essa connesse continuassero, oggi è nostro dovere essere uomini e donne di giustizia, libertà e democrazia. Non ci è chiesto di andare in montagna a combattere, ma di essere persone che fanno della solidarietà e dell’attenzione all’altro il motivo principale del nostro vivere.​​​​​​ Così il ricordo – conclude il deputato del Pd – si accompagna ad un fermo impegno per il futuro».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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