Francesco, il legame con Brescia passa da Paolo VI: «Suo padre spirituale»

Il cardinale Semeraro: «Bergoglio avrebbe voluto canonizzare il Pontefice di Concesio come martire»
Il pensiero di Montini ha ispirato papa Bergoglio - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il pensiero di Montini ha ispirato papa Bergoglio - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Un coraggioso cristiano, un instancabile apostolo. Un uomo che «anche nella fatica e in mezzo alle incomprensioni ha testimoniato in modo appassionato la bellezza e la gioia di seguire Gesù totalmente». Sono le parole usate da papa Francesco per definire Paolo VI durante le cerimonie che lo hanno proclamato prima beato e poi santo. «Bergoglio – ci ha raccontato il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle cause dei santi – considerava Giovanni Battista Montini suo padre spirituale».

Riflessione

Papa Francesco ha proclamato beato Paolo VI il 19 ottobre 2014, lo ha invece santificato il 14 ottobre 2018. Così ha scritto il pontefice argentino: «Paolo VI! Spesso mi è accaduto di riflettere se questo Papa non sia da considerarsi un “martire”! Una volta, in un incontro privato nella prossimità del rito di beatificazione di papa Montini, lo dissi anche al vescovo Marcello. Gli domandai, tra il serio e il faceto, se nel rito dovessi indossare gli abiti liturgici rossi, o bianchi. Egli non mi comprese e mi osservò che il colore rosso era quello prescritto nei riti esequiali dei Papi. Gli spiegai cosa intendevo ed egli rimase pensoso insieme con me».

Il legame tra papa Bergoglio e il cardinale Semeraro, tra i suoi più stretti collaboratori, si è rinsaldato nel tempo anche grazie alla comune devozione montiniana. «San Paolo VI – ha detto il cardinale Semeraro – è il Papa della mia formazione, lo sento come un padre. Nella mia vita ho poi, ovviamente, incontrato i suoi successori, fino a papa Francesco che mi ha scelto per il Dicastero delle cause dei santi, ma con Montini è rimasto un legame speciale: leggo e rileggo costantemente, le sue parole, le sue riflessioni sono per me guida quotidiana». C’è anche un altro motivo per un legame così speciale: il porporato è stato il vescovo di Albano, diocesi in cui si trova la tenuta papale di Castel Gandolfo, proprio quel palazzo dove Montini morì il 6 agosto del 1978.

Il cardinale Semeraro da sempre devoto di Paolo VI
Il cardinale Semeraro da sempre devoto di Paolo VI

La Chiesa sognata

«Paolo VI è, come Ambrogio e Agostino, un padre della Chiesa. Per noi è anche un contemporaneo: un visionario straordinario e profetico del dialogo tra la Chiesa e la modernità». Il ritratto del santo pontefice bresciano è stato tracciato dal cardinale José Tolentino Mendonça in visita all’Istituto montiniano a Concesio nel settembre 2023. Il prefetto del Dicastero vaticano per la cultura e l’educazione ha scritto un lungo messaggio nel registro delle visite, «la Chiesa che Montini ha sognato è quella che Francesco sogna, la Chiesa del futuro»; e ancora: «Per il lavoro culturale, san Paolo VI rimane la bussola che indica a tutti il cammino dove Vangelo e umanità si ritrovano».

Per tornare alle parole di Papa Francesco riferite a Montini: «Ho già detto in altra circostanza di come alcuni discorsi di questo Papa – come quelli a Manila, a Nazaret – mi abbiano donato forza spirituale e fatto tanto bene nella vita. È noto che la mia prima Esortazione Apostolica Evangelii gaudium ha inteso essere un po’ come l’altra faccia della medaglia dell’Esortazione Evangelii nuntiandi, documento pastorale che amo molto. Tutti, d’altra parte, mi hanno sentito ripetere spesso l’espressione che da lì mi è scesa nel cuore: la dolce e confortante gioia di evangelizzare. La ripetevo quand’ero vescovo di Buenos Aires e la ripeto oggi».

Il Vaticano II

Papa Montini prese le redini del Concilio Vaticano II, dopo la morte di Giovanni XXIII, e lo portò a termine, «con una forza quasi sovrumana», come disse Benedetto XVI. Il Vaticano II è fondamentale per capire la Chiesa che sognava papa Francesco: «Il magistero del Vaticano II va riletto, studiato, approfondito, attuato – sono ancora le parole del pontefice argentino – . A un gesuita che, nel corso dell’incontro fatto a Vilnius, in Lituania, mi aveva chiesto come poteva aiutarmi, risposi: gli storici dicono che perché un Concilio sia applicato ci vogliono 100 anni. Siamo a metà strada. Dunque, se vuoi aiutarmi, agisci in modo da portare avanti il Concilio nella Chiesa».

Non arrendersi

«San Paolo VI notava che nelle società democratiche non mancano istituzioni, patti e statuti – ha detto Bergoglio consegnando il premio Paolo VI al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella –, ma manca tante volte l’osservanza libera ed onesta della legalità e che lì l’egoismo collettivo insorge».

In quell’occasione, Francesco ha sottolineato quanta importanza attribuì san Paolo VI alla «responsabilità di ciascuno per il mondo di tutti», con il suo invito, nella Populorum progressio, «a lottare senza rassegnarsi di fronte agli squilibri delle ingiustizie planetarie» e a «fronteggiare le sfide climatiche», convinto che l’ambiente sarebbe diventato intollerabile all’uomo «in conseguenza della distruttiva attività dell’uomo stesso che, spadroneggiando sul creato, si sarebbe trovato a non padroneggiarlo più». Montini «ci ha lasciato l’impegnativa eredità di edificare comunità solidali».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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