Scatta dal 16 maggio 2026 l’obbligo del cosiddetto «targhino» per i monopattini elettrici, ma già in queste settimane la novità ha sollevato polemiche e criticità operative. La normativa prevede che tutti i monopattini siano dotati di un contrassegno identificativo – una sorta di targa adesiva – oltre all’assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile e all’uso del casco, che diventa vincolante per tutti gli utenti.
Il contrassegno
Il contrassegno, definito dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, consiste in un adesivo plastificato non rimovibile di dimensioni 5x6 centimetri. È personale e associato al proprietario del mezzo. Per ottenerlo è necessario fare richiesta attraverso il Portale dell’Automobilista: il costo complessivo è di circa 37 euro, suddiviso tra 8,66 euro per il contrassegno, 10,20 euro di diritti di Motorizzazione, 16 euro di imposta di bollo e circa 2 euro di commissioni.
A partire dalla data di entrata in vigore, il 16 maggio, il targhino dovrà essere applicato in modo permanente e ben visibile sul monopattino, in particolare sul parafango posteriore oppure sul piantone dello sterzo. Il rispetto delle regole di montaggio – come orientamento, posizione e leggibilità – è fondamentale: in caso contrario si rischiano sanzioni durante i controlli.
Parallelamente, diventa obbligatoria anche un’assicurazione specifica per il mezzo. Non sono infatti sufficienti le comuni polizze familiari: la legge richiede una vera Rc per veicoli a motore, con massimali e coperture adeguate. Chi sottoscrive una polizza non conforme è, di fatto, considerato non assicurato.
La polemica
Non mancano però le difficoltà. Diversi amministratori locali hanno evidenziato ritardi nell’attuazione pratica delle disposizioni, sottolineando come manchino ancora indicazioni operative chiare da parte del ministero. Anche le agenzie di pratiche auto lamentano problemi: molte non sono state coinvolte direttamente nel processo di targatura e segnalano rallentamenti significativi nelle procedure della Motorizzazione. In particolare, un blocco informatico dei sistemi ministeriali, risolto solo il 5 maggio, ha impedito per settimane – dal 12 aprile – l’avvio delle pratiche, creando disagi soprattutto per gli operatori del settore.

Per richiedere il contrassegno, la procedura iniziale è interamente online: si inseriscono i dati sul Portale dell’Automobilista, si invia la domanda e si attende la conferma via email. Successivamente, è necessario prenotare un appuntamento presso un ufficio provinciale della Motorizzazione per il ritiro dell’adesivo. Proprio per evitare lunghe attese e congestioni negli uffici, è consigliabile muoversi con anticipo rispetto alla scadenza.
Le agenzie
In alternativa, ci si può rivolgere a un’agenzia di pratiche auto, che gestisce l’intero iter, ma con costi più elevati: in media si passa dai circa 37 euro previsti dalla procedura standard a circa 80 euro, a seconda del servizio offerto. Tuttavia, alcune agenzie dichiarano di non essere ancora pienamente operative proprio a causa dei recenti disservizi tecnici.
Sul fronte delle sanzioni, chi circola senza contrassegno rischia una multa compresa tra 100 e 400 euro. Nei casi più gravi, ad esempio per monopattini con potenza superiore a 1 kW, può scattare anche la confisca del mezzo. Sanzioni analoghe sono previste anche per chi è sprovvisto di assicurazione obbligatoria, anche se al momento senza ulteriori provvedimenti accessori.
Gli obblighi
La nuova disciplina introduce quindi tre obblighi fondamentali: identificazione del mezzo tramite targa, copertura assicurativa e utilizzo del casco. Nei giorni scorsi, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha applicato simbolicamente uno dei primi contrassegni su un monopattino, segnando l’avvio della fase operativa della riforma. Resta però aperto il nodo dell’attuazione concreta, tra ritardi tecnici e organizzativi che rischiano di complicare l’adeguamento per cittadini e operatori.




