Cronaca

Minacciata dall’ex, l’appello di Patty: «Aiutatemi da viva, non da morta»

Madre di quattro figli con l’incubo dell’ex che l’ha minacciata più volte e che ora è ai domiciliari vicino al luogo di lavoro della donna nel Bresciano
Nunzia Vallini

Nunzia Vallini

Direttrice editoriale

Patty ha 43 anni e 4 figli, ha ricevuto pesanti minacce dall'ex compagno (foto simbolica)
Patty ha 43 anni e 4 figli, ha ricevuto pesanti minacce dall'ex compagno (foto simbolica)

Si presenta così: «So che prima o poi scriverete di me. Vi chiedo di farlo subito perché dopo non sarò più io a raccontarla, la mia storia, ma lo farà un necrologio. O un’inutile fiaccolata».

Patty ha 43 anni, 4 figli, una separazione alle spalle e una seconda convivenza che si è trasformata in un incubo. La separazione, le minacce, la denuncia e quindi l’arresto del suo ex: «Tra poco c’è il processo ma intanto dal carcere l’hanno messo ai domiciliari in una comunità, a poca distanza da dove lavoro. Senza braccialetto elettronico. Mi sento presa in giro. E ho paura». Parole senza pause e sguardo fisso, senza lacrime: «Ieri a Roma, l’altro ieri a Lecce … Si può andare avanti cosi?».

L’inizio dell’incubo

Patty emana un mix di rabbia, terrore e dolore. Mostra verbali di denuncia e telefonino: «Legga, l’ha scritto lui. Non le sembra chiaro che vuole uccidermi e poi uccidersi?». Solo quando si siede riesce a concedersi un profondo respiro.

Partiamo dall’inizio, lui non è il padre dei suoi figli, vero? «No, non lo è – spiega Patty – ma ad essere sincera, in parte lo è stato: gentile, premuroso e paziente con i ragazzi, soprattutto con quel figliolo sfortunato che ho, colpito da malattia rara e bisognoso di attenzioni particolari. Quando mi alzavo all’alba per andare al lavoro pensava lui ai miei figli. Mai avrei pensato che la situazione potesse degenerare così». Come è successo? «Ha iniziato a bere. Faticavo a riconoscerlo. E con i pirli si sono moltiplicate anche le bugie, sono mancati soldi in casa e ho scoperto che quando usciva per andare a lavorare in realtà passava da un bar all’altro. Il lavoro l’aveva perso. Insomma, si è incrinata la fiducia e ci siamo lasciati. Poi un anno di tira e molla: abbiamo cercato di riprovarci ma niente era più come prima e la scorsa estate ho detto basta. Definitivamente. Lì è cominciato l’incubo». Patty sospira e racconta di come si senta divisa: da un lato la certezza che quell’uomo che oggi le fa tanta paura ha bisogno di aiuto («lo so anche io che una cella di Canton Mombello non è il luogo giusto per curarlo»); dall’altro la consapevolezza che lei non può far nulla se non difendere se stessa e la sua famiglia. E chiedere che lui venga tenuto lontano.

Le minacce

Tutto degenera nel settembre 2023, quando Patty inizia a frequentare un altro uomo: l’ex si presenta al cancello di casa, ubriaco. Prima le minacce: «Siete finiti», poi i danneggiamenti all’auto di lui e alle fioriere del giardino di lei. Arrivano i carabinieri, lui scappa. Ma ritornerà. E alle minacce di persona si aggiungono quelle telefoniche: «Siete morti». Patty blocca il telefonino e stacca il fisso di casa. Niente da fare: lui inizia a tempestare di messaggi gli amici comuni. «Sono molto felice perché in questi giorni parto per un lungo viaggio con lei… - rivela l’ex - Partiamo per le vacanze lunghe, insieme…». E al silenzio dell’interlocutore, il ringraziamento che fa gelare il sangue: «Grazie per non rispondermi. Comunque fra pochi giorni il telefonino non ci servirà più».

A questo punto Patty si convince a denunciare e, considerata l’escalation dei precedenti, all’ex viene subito notificato il divieto di avvicinare Patty e la sua famiglia, a casa e sul lavoro. Ma l’ex non demorde. Lei prende ferie e i figli non vanno a scuola. I carabinieri moltiplicano le ronde davanti casa e nei dintorni, fino a quando intercettano l’ex a mezzo chilometro di distanza, con in auto taglierino e accetta. Visti i precedenti, quel che avviene è già scritto: il magistrato chiede (e ottiene) l’arresto dell’uomo che finisce a Canton Mombello: «È brutto da dire, ma io e i miei figli abbiamo ripreso a vivere - commenta lei -. Ora però la doccia fredda dei domiciliari, per di più senza braccialetto. E a poca distanza dal luogo dove lavoro. Ma stiamo scherzando? Mi sono sentita presa a sberle. Io e anche i carabinieri che mi hanno aiutato».

Senza alternative

Patty non riesce proprio a capire: «Leggo che il braccialetto lo mettono al "palo" di una banda di rapinatori, ma non lo prevedono per uno che ha minacciato di uccidermi?». Prende fiato e sbotta: «E che idea metterlo proprio vicino a dove lavoro. E sa cosa ho scoperto? Ha un precedente: otto anni fa il prefetto gli aveva revocato il porto d’armi e sequestrato i fucili da caccia per condotta aggressiva e carenza di autocontrollo... Non ne sapevo nulla e per quella storia non è ancora stato processato. Mi dicono che magari il giudice non lo sa neppure. Le pare possibile?». Patty è tornata forzatamente in ferie («Non ringrazierò mai abbastanza la mia azienda che mi sta aiutando in ogni modo») e per i suoi figli ormai ha messo in conto un anno scolastico perso. Cosa intende fare? «Denunciare a squarciagola per avere salva la vita. Non ho alternative - dice - c’è chi mi suggerisce di andare in una struttura protetta o di cambiare città e lavoro. Ma perché dobbiamo pagare noi? Posso io sradicare quattro ragazzi, lasciare una casa e buttare alle ortiche un lavoro fisso che sognavo?» Quindi? «Vado avanti così, a difendermi come posso».

È l’ora del congedo. Patty con una mano mostra l’app del 112 sul telefonino, che garantisce geolocalizzazione in tempo reale, mentre con l’altra scuote - a mò di campanella - il portachiavi dell’auto con agganciato lo spray al peperoncino. «Io faccio quello che posso. Per favore, fatelo anche voi».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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