Almeno 30mila bottiglie, scelte accuratamente tra quelle più pregiate, svanite nel cuore della notte. La galassia del vino in Italia è senza parole dopo il maxifurto alla tenuta La Braccesca, tra l’aretina Cortona e la senese Montepulciano. Come a dire, il cuore del cuore della Toscana. A gestire la cantina è Marchesi Antinori, uno dei nomi storici dei rossi toscani, con radici enologiche orgogliosamente rivendicate fin dal 1385. Tra domenica e lunedì, 7 persone si sono introdotte nei magazzini come un commando ben addestrato: disattivato l’impianto d’allarme, hanno portato in cantina due camion, caricando il vino utilizzando i muletti dalla stessa azienda, prima di andarsene indisturbati. Solo il mattino dopo i dipendenti, all’arrivo, hanno scoperto il magazzino depredato dai pezzi di maggior pregio, tutti annata 2023: Solaia (costo: 300 euro a bottiglia), Guado al Tasso (140 euro) e il supertuscan Tignagnello (120 euro). Valore complessivo stimato: 5 milioni di euro.
Poche settimane prima, tremila bottiglie di Barolo erano state rubate nelle Langhe, alla cantina Conterno Fantino, con lo stesso metodo.
In Franciacorta
La notizia del colpo in Toscana ha fatto molto scalpore anche in Franciacorta, la terra bresciana maggiormente vocata alla produzione enologica di eccellenza. «Auguro di tutto cuore ai colleghi di Marchesi Antinori di riuscire a rientrare in possesso del maltolto», dice Emanuele Rabotti, presidente del Consorzio di tutela del Franciacorta Docg e patron di Monte Rossa, la storica cantina nata nel 1972 sulla collina che domina Bornato di Cazzago San Martino. «Credo sia un furto da record, non ho ricordi di precedenti analoghi», spiega Rabotti, per poi aggiungere, però: «Anche da noi, a Monte Rossa, una quindicina di anni fa, furono rubati due bancali di Cabochon. Ricordo lo choc e lo sgomento. Nei mesi successivi facemmo di tutto per recuperare il maltolto, arrivando a segnalare ai Carabinieri perfino i lotti delle singole bottiglie, ma non è mai saltato fuori nulla, da nessuna parte. Per questo posso dire, nel mio piccolo, di capire cosa provano i colleghi toscani».

Sicurezza
Oggi, la quasi totalità delle cantine di Franciacorta ha sistemi d’allarme avanzati, dagli antifurti ai sensori, collegati a centrali esterne di vigilanza notturna in tempo reale. «La tecnologia, da questo punto, dà una grossa mano», aggiunge il presidente del Consorzio con sede a Erbusco, «tanto che ai sistemi esterni si aggiunge un monitoraggio interno, attraverso gli smartphone. Certo, non esiste il rischio zero e – soprattutto – non bisogna mai credersi più furbi degli altri».

Nel caso toscano, è difficile non pensare a un colpo su commissione: svaligiare un intero magazzino di una cantina, scegliendo il top di gamma, richiede una pianificazione e un impegno di tempo tutt’altro che banale. Di situazioni paragonabili, in Franciacorta, al momento non risultano esserci, anche se proprio il tema della logistica e dello stoccaggio delle bottiglie è da anni al centro delle preoccupazioni e di ingenti investimenti nel settore. Almeno una quindicina le cantine che hanno messo sul piatto milioni di euro per realizzare strutture in house dove curare l’intera filiera enologica, dalla raccolta dell’uva in filare all’affinamento, fino al confezionamento e alla vendita al cliente. Per le realtà di dimensioni medio-piccole, o che non hanno spazi adatti a disposizione, esiste in provincia un ristretto gruppo di aziende (tre o quattro) specializzate nell’offrire strutture climatizzate e curate nei minimi dettagli dove «parcheggiare» le proprie bottiglie, fino alla vendita finale.
I wine store e le visite
«Oggi la logistica – ragiona ancora Rabotti – è un tassello fondamentale del nostro comparto economico, quello legato al vino. Non c’è infatti più solo il settore della vendita esterna. Ormai tutte le cantine hanno i propri wine store, dove effettuano vendita diretta. Proprio in Franciacorta il settore dell’enoturismo è in crescita continua. Ogni fine settimana ci sono tante persone, dall’Italia e dall’estero, che girano sul territorio e sul nostro territorio l’esperienza enologica è centrale».
Le cantine offrono tutto l’anno visite guidate, degustazioni, masterclass e pacchetti tra enogastronomia, sport, cultura e shopping. Soprattutto tra chi arriva da fuori, una tappa al wine store è d’obbligo, per portare a casa qualche (ottima) bottiglia di Docg. Una risorsa importante, per l’economia franciacortina del vino, ma che richiede investimenti, cura del dettaglio, spazi adeguati per l’accoglienza e per stoccare la giusta quantità di Docg, seguendo le esigenze di ogni singolo enoturista. Difficile quindi che, alle nostre latitudini, si possa ripetere un furto dalle dimensioni di Marchesi Antinori. Di sicuro, però, saranno diversi i produttori franciacortini che nei prossimi giorni andranno a dormire dando un’ultima occhiata non troppo serena a sensori e telecamere, puntati con attenzione millimetrica sui Docg di punta.



